Autori

ATEISMO E DESIDERIO DI DIO NELL’UOMO DEL XXI SECOLO DI HENRI DE LUBAC

Hа ancora senso parlare oggi di ateismo? e parlarne in un’opposizione radicale ma anche congiuntiva al desiderio di Dio? Questa domanda non è né oziosa né fine a se stessa, perché il nostro tempo non conosce più una fede drammatica e tormentata, una fede che lotti contro il dubbio e su di esso si affermi imparando a conviverci, una fede che sappia riconoscere il male e nominarlo, disposta a combatterlo con le unghie e coi denti piuttosto che cedervi, una fede che sia tutt’uno con la verità e la cerchi, e trovi nel mistero di Cristo i parametri paradossali per giudicare ciò che è bene e ciò che è male. …Una fede cosi noi, puramente e semplicemente, non la conosciamo più. …Le cose si sono stinte in un indifferentismo nel quale tutti possono riconoscersi in tutto, dato che, in fondo, non c’è niente che faccia veramente la differenza. …Rarissimo trovare un uomo che creda in Gesù Cristo e viva in conseguenza; ancor più raro trovare un ateo dichiarato che abbia realmente il coraggio di portare alle logiche conseguenze la sua professione di ateismo….Dovremmo scandalizzarci di tutto ciò? Potremmo farlo se fossimo credenti o atei, ma noi non siamo più né gli uni né gli altri, e cosi abbiamo perduto il diritto allo ‘scandalo’, privilegio che ormai ci è negato nell’incolpevole mutare dei tempi. …La nostra, dunque – forse nostro malgrado – è un’epoca chiamata a una sintesi, provvisoria quanto si vuole, ma pur sempre sintesi. …si tratta di decidere, in fondo, se lo sforzo prometeico che l’uomo ha compiuto nella modernità e continua a compiere con indefesso vigore debba portare da qualche parte nell’elevazione della natura umana o risponda esclusivamente a un desiderio di sopraffazione e dominio che si radica nell’istinto del potere. È ovvio che nella determinazione della direzione di questa marcia la questione se l’uomo abbia o non abbia da realizzare un valore eterno è centrale e preponderante, perché se un valore eterno da realizzare non c’è o non c’è più, occorre avere il coraggio di riconoscerlo e ammetterlo, in luogo di usare la religione per fini che non sono i suoi. Se invece un valore eterno esiste, bisogna che la fede in Dio sia in grado di progettare un futuro che sappia costituire un’alternativa credibile al gioco meschinamente
tragico della sopraffazione del forte su debole. [leggi tutto…]

Autori

Papa Bergoglio scrive un libro su Wojtyla, con polemica sulla teoria del gender

Papa Bergoglio scrive un libro su Wojtyla, con polemica sulla teoria del gender

Esce l’11 febbraio “San Giovanni Paolo Magno” (San Paolo) l’intervista del Pontefice a un giovane sacerdote sulla vita del predecessore di Benedetto XVI. Arriva nel settimo anniversario delle dimissioni di Ratzinger. Nel finale, Francesco spiega il male della cultura che vuole annullare la diversità
Uscirà l’11 febbraio San Giovanni Paolo Magno, il libro-intervista tra Papa Francesco e il giovane sacerdote aquilano Luigi Maria Epicoco, dedicato alla vita e alla spiritualità di Wojtyła a 100 anni dalla nascita a Wadowice (18 maggio 1920).

Edito dalla San Paolo in 127 pagine, il volume (di cui è già in corso la traduzione in polacco, francese, spagnolo, portoghese, inglese) raccoglie parte delle conversazioni familiari intercorse tra il presbitero e il pontefice argentino da giugno 2019 a gennio 2020. Un’ampia riflessione che, attraverso le parole di Francesco, va a riscrivere la distorta narrazione vulgata del suo rapporto col predecessore, da lui canonizzato il 27 aprile 2014.

Ne viene fuori un Wojtyła spesso oleografico, quasi da santino, non in realtà nelle parole dell’intervistato ma in quelle palesemente ammirate dell’intervistatore, che del papa polacco ricostruisce vita e magistero nelle lunghe parti introduttive alle singole conversazioni ripartite in cinque capitoli. [leggi tutto…]