DON PINO ZANGIACOMI POETA- Docente di filosofia al liceo classico, Sacerdote, Educatore.

LA CERTOSA DI NEVE

(POESIE)

(Don Pino Zangiacomi)

1. LA CERTOSA DI NEVE

 

Distesa d’agnelli sonnolenti

sotto una tenda di fiati sospesi

nell’ora antelucana.

Senza più squilli di luce

lo spazio

forse attende un mistero.

Sfregio d’ombre patisce

e oltraggio di voci distratte

questa certosa

creata per candidi pensieri.

 

2. SOTTO I PONTI DELLA SENNA

Il frastuono della vita,

dall’ebbra strada caduto,

si smorza sulla riva di pietra,

quasi predato dalle acque in fuga.

I ponti della Senna, baldacchini

al sonno d’anime randage;

reliquie di disperati bivacchi

presso colata di vetro e smeraldo;

canne ferme di pescatori

che innescano all’amo pene infinite.

***

Nella strada mi sfiorano

i raggi contristti del sole

avviato a solitudini

oltre la folta scacchiera di cubi.

Sono la foglia che autunno

sospinge abbandona ri prende

per avenues e boulevards

fino a quando la notte solleva

la fronte inghirlandata di luci

e Place de l’Etoile si dischiude

in vasto gorgo di tenebra e d’oro.

***

Carosello frusciante

su questo fiume d’asfalto,

festa d’aria zebrata

attorno all’Arco dei Trionfi.

Per dodici strade

si lancia il desiderio,

mentre la miseria dorme

sotto i ponti della Senna.

 

ARCO DI TEMPO

La fresca polpa nell’attimo,

mentre l’addenti,

muore.

Mia vita,

luce che ti sfaldi in ombre,

insorge invano

la tua rivolta di creatura.

Volgiti indietro e vedi

gli allineati tumuli

delle tue gioie inquiete.

Tu mi sgrani un rosario

di gracili palpiti,

dove ognuno si spegne

perché l’altro si accenda solitario.

Mia vita,

catena di cellule gelose,

l’ultima nata

tutte le altre uccide.

 ***

Oceano santo che vivi

senza offesa di flutto

e affanno di maree,

pietà di questa vena

d’acqua sconvolta.

Pietà di tante mie reliquie

sparpagliate senza splendere

sopra il fragile altare

che l’Amore ha creato.

***

Altare,

arco di tempo,

su te, a brano a brano,

lacerato mi immolo

a celebrare il mistero

della vita impartibile,

posseduta

in abbraccio perfetto.

DALLA TORRE EIFFEL

Arabesco d’acciaio

tra due firmamenti.

Assaporo musicali spazi,

proteso alla galassia della Senna,

sotto un fiume alto di stelle.

Vedo palagi diafani di luce

scandire l’infinito buio

come certezze

ancorate nel mistero.

SAGRA

Da tappeti di polvere

tortile vento

evoca spettri e fate;

a pagode di croccanti

si stendono manine felpate.

Intorno a fuochi

di pire d’arance,

con mille nacchere

allegro vortice

nel freddo esulta.

Tamburi convogliano

variopinto gregge

a pascoli di sorprese.

A cavallo d’un sogno

partono bambini

in girotondo.

Fanno in un angolo

il periplo del mondo.

 

SPAGNA

Sulla piazza di Burgos

in faccia alla Cattedrale,

un’epopea di gloria irrompe

come nel circo

il toro nelle tue corride.

Ma sulla Sierra del Guadarrama

nel sepolcreto dei re,

torna piccolo il cuore.

Non bastano tutti gli arazzi

dell’Escuriale

a rivestire il nulla dell’uomo.

***

Terra di Castiglia in fuoco,

gialla e rossa,

impastata di desolazione e di sogno,

non ti posso dimenticare:

troppo hai gridato in me.

Sul suo ronzino stecchito,

in ogni ora del mondo,

va per deserte strade,

arso di febbre e gloria,

il cavaliere dalla Triste Figura.

FERMA TI SO SULLA RIVA

Splendere l’ebano vedo

delle pupille docili

dall’ombra

leggera dell’avorio,

ove la grazia d’un’idea

traluce.

Guardi a un’isola

d’affettuose imagini

e sorridi.

Sorridi al vento gaio delle estati,

quando speranza

si divertiva nel tuo cielo,

e le folgori sopra i monti

ti erano festa sonante.

***

Ferma ti so sulla riva

d’infinito niagara;

ascolti

il rombo che l’anime assorda;

e te non tenta

corsa di canoa.

Nella fiumana scendi, mortale creatura;

alte parole scroscino

intorno alla chiglia del cuore.

E il sole, che adora dolcezze

di neve e d’aria,

festoso amico venga

in cori di luce; rapisca

dall’anfora della sua quiete

la pura perla sepolta.

PAESAGGIO INVERNALE

Calalzo, adagiati.

La tua crinolina distendi

in pizzi d’alberi sottili;

sparse casette l’accendono

di colorate grazie.

Presepio stupefatto

con l’occhio cerulo del lago,

chioma bianca

dei monti capovolti.

Dentro vi sogna il pargolo Gesù.

Le Dolomiti trattengono

il fiato cinereo

sulla sua cuna di luce,

il Pelmo intona la casta preghiera

dei monti assorti

in chiuso ermellino di re magi.

***

Agghindata in vaporose trine,

sul suo guanciale di neve

Calalzo riposa.

Le sguscia di mano,

stridendo, il trenino;

le guizza sui fianchi

e su tramiti infiniti

scivola via pei monti trasognati.

Sia dato in giocattolo al Bimbo.

I celesti occhi lo seguano

se infila neri trafori,

se scatta alla luce e, chiassoso,

festeggia i pennacchi di fumo,

ritti sulle case dei borghi

come le piume che adornano

i cappelli d’alpino.

Il Bimbo, ecco, sorride

al celere solco azzurro

come a raggio di cometa.

COLLEGIO DANTE

Sulla valle sbarrata

da ciclopi di roccia,

troppo divino è il manto

di questo cielo di fiamma.

E già tu avvampi e ridi

per le fughe dei vetri,

come occhi di nave sulla sera.

A questa valle,

tuo porto,

da pennoni garriscono i vessilli.

E un’allegria di nervi saetta

lungo i cortili che digradano

in tolde ferme,

per la zuffa

dei venti e della giovinezza.

***

Sempre così ti scorgo

sotto cieli fioriti di rose.

È un’ora,

la tua,

che brucia

le ali alle piccole glorie.

Trascorre una carezza d’angeli

sulle asperità della terra.

CHIARITA’ M’AVVOLGE

A soddisfatte stanchezze di pampini

azzurro settembre sorride:

e in questa fila di platani,

sulla veste trascolorata, palpita.

Chiarità m’avvolge

e l’animo stempera

in dolce insidia di luci.

Colori nuovi trillano dai campi

ed ogni ramo accende

un lume alla gioia dell’aria.

Una parola è nascosta

sotto ogni foglia.

ATTESA NOVISSIMA

Da questo cerchio d’ombra,

ch’io spicchi un salto

verso lo spazio

orlato dall’iride dell’avventura,

in ruscelli di letizia

a detergere imagini.

E cammini per paesi di fiaba;

negl’incontri lampeggino

sorriso e gaiezza d’amici,

per il pigro domani

ad accendere ricordi di strade

e di torri compite

in folto silenzio.

***

Tra mura accigliate

una città m’accoglie con sussiego:

su pel fiume affaticati navigli

ronfano fiatando caligine;

una zattera lenta mi conduce

dove volteggiano,

bianche sui tetti rossi,

le garbate cicogne.

Per breve ora lasciatemi

da cerchio evadere.

Attesa novissima

vibra per ogni mio tendine.

Già scatta la corsa

E polvere si leva

per gli spazi del sogno.