3. SETTIMA LETTERA – IL PECCATO (VIII parte)

 

“La colonna e il fondamento della Verità”

Pavel Aleksandrovic Florenskij

FLORENSKIJ E BULGAKOV

Per il filosofo francese Bergson la Memoria è la facoltà che ci permette di entrare nel mondo dello spirito, che ci permette di ricordare noi stessi, di diventare autocoscienti, di percepire noi stessi, il nostro essere spirituale. Scopriamo così che tutta la teoria del conoscere è la teoria del ricordare.

Ma ora ci interessa scoprire in che cosa consiste in realtà il ricordo, che cosa produce questa attività dell’anima. Il ricordo è il frutto della creatività del pensiero, anzi, è la creatività stessa del pensiero, perché la fantasia è solo un aspetto della memoria e anche la previsione del futuro è memoria. La memoria è l’attività che ci fa possessori dell’immagine di un fatto accaduto nel Tempo, cioè consiste nel costituire creativamente, a partire da rappresentazioni, ciò che l’esperienza mistica scopre nell’Eternità: la Memoria, in altre parole, è la creazione nel Tempo di simboli dell’Eternità.

Noi ricordiamo davvero elementi delle nostre esperienze mistiche, perché quelli psicologici sono tali appunto perché, avvenendo nel Tempo, con il Tempo scompaiono per non tornare più. E’ impossibile poter ripetere un elemento psicologico, com’è impossibile ripetere quel tempo passato al quale è indissolubilmente legata l’esperienza: la vita dell’elemento psicologico è essenzialmente una vita irripetibile e uni-momentanea.

Invece è possibile attingere e riattingere ad una realtà mistica che sia sopra il Tempo e che sia già stata esperimentata, realtà che sta alla base di una rappresentazione ormai scomparsa ma destinata a restare come fondamento ad un’altra rappresentazione che deve sopraggiungere che pure è unica nel suo contenuto mistico. Ciò che è mistico ha le sue radici nella Memoria eterna di Dio.

La memoria ha sempre un significato che va oltre l’accaduto e oltre il tempo dell’accadimento ed in essa noi non possiamo non ravvisare il nostro essere destinato ad andare oltre il Tempo. Infatti è evidente che se riguardo ad una certa rappresentazione noi parliamo di ricordo, si tratta di qualcosa di “passato” che ci è dato, ma che ci è dato adesso, in quel “presente” in cui stiamo parlando.

Insomma, un momento passato del Tempo deve essere dato non solo come passato ma anche come presente; cioè tutto il Tempo (passato, presente e futuro) mi è dato come una sorta di “adesso”, perché io stesso che guardo tutto il tempo datomi in una volta sola, sto al di sopra del Tempo.

La memoria è simbolo perché porta con sé una qualche creazione. Questi simboli, collocati nel passato sul piano della sperimentazione, si chiamano ricordi, riferiti al presente si chiamano immaginazioni, collocati nel futuro sono ritenuti previsioni e prescienza. Però passato, presente e futuro, per essere adesso un ricettacolo dei simboli di ciò che è mistico, devono essere guardati dal punto di vista dell’eternità, anche se distinti da essa.

In tutte e tre le direzioni della memoria (passato-presente-futuro) l’attività del pensiero esprime l’Eternità nel linguaggio del Tempo, e la memoria è esattamente questa espressione. La conoscenza che è ricordo del passato, del presente e del futuro, comunicando con gli oggetti posti in questi tre tempi, estende nel Tempo questa sua comunione, e questa è la memoria.

Abbiamo così nella memoria il principio creativo del pensiero, cioè il pensiero nel pensiero, il pensiero propriamente tale. Ciò che in Dio è “Memoria”, si fonde perfettamente con il pensiero Divino. Nella coscienza di Dio il Tempo è dentro il suo Ricordo Eterno, e la nostra esperienza reale e  mistica è l’esperienza delle nostre relazioni con la creazione divina e in rapporto con la nostra creatività. Il pensiero divino è creazione perfetta e la Sua creazione è la Reale Memoria di Dio.

Dio ricordando pensa e pensando crea.

Anche l’origine e i significati delle parole nelle varie lingue testimoniano a favore di questa concezione della memoria. La radice del termine “memoria”, mn, nelle lingue indoeuropee, indica il pensiero in tutta la gamma dei suoi significati. In tutte le lingue slave e nella lingua sanscrita sempre la radice del termine memoria è mn e indica il pensiero nel suo significato più puro e radicale.

Ci siamo domandati che cosa sia il peccato e ne è risultato che è distruzione, infrazione e deformazione. Ma la distruzione può durare solo per un certo tempo, è temporanea, la distruzione ha bisogno di nutrimento e quindi deve, a quanto pare, fermarsi, quando non abbia più nulla da distruggere. Lo stesso vale per la deformazione. E allora che cosa avviene al limite del distruggere, del “peccare”? Che cos’è questa distruzione totale della purezza e della sapienza? In altre parole, si impone la domanda: Perché il peccato porta alla distruzione totale, all’Infero, alla Geenna?  Che cos’è la Geenna? E poi: se la Geenna cioè l’Inferno è il limite massimo del male del peccato, dov’è il suo limite minimo, cioè dov’è che il peccato scompare, si estingue, attraverso la forza della purezza perfetta? In sintesi: Che cos’è la santità e com’è possibile?

L’Inferno è il peccato che ha raggiunto il suo limite massimo e la santità è il bene che inizia là dove il peccato non entra. L’Inferno è come limite infimo della spiritualità, mentre la santità è come limite massimo. In quali domande ci introducono tali considerazioni?