2. CATECHESI PER ADULTI, Scheda 4

Unità Pastorale di San Polo e Vazzola

Catechesi per adulti, Scheda 4

TEMA: “ … ma quella notte non presero nulla.”

 1. Dalla lettera pastorale del vescovo Corrado

 Il testo di Giovanni è drastico: “non presero nulla!”. Quasi a dirci: non è detto che il ritorno alla normalità, a quello che si faceva prima, a quello che si era sempre fatto, dia i frutti che si erano sperati. Più profondamente, non è detto che il puro e semplice ritorno alla normalità dia senso e pienezza alla tua vita. Non è detto che costituisca la vera sicurezza della tua esistenza… Può essere che un certo ritorno alla normalità, a ciò che si era sempre fatto, lasci vuote le tue reti, cioè la tua vita e il tuo cuore. Possiamo anche esprimerci in questo modo: se tu torni alla normalità senza aver fatto tesoro di quanto hai vissuto nel momento della prova, ti accorgerai che quella normalità non basta, anzi si rivela sterile.

Continuiamo a riflettere…

“In quella notte non presero nulla”, scrive l’evangelista. É l’amara esperienza di Pietro e gli altri dopo una faticosa notte di pesca. Un’esperienza non dissimile da quella di tanti uomini e di tante donne, di tanti giorni e di tante notti: non producono nulla. La “notte”, in questi casi, non è solo una notazione temporale, è segno dell’assenza del Signore e del conseguente smarrimento. 

 Si sono dati tanto da fare, con perizia! “…ma quella notte non presero nulla.”

Se pur stando in comunione tra noi, facendo bene il proprio lavoro, non c’è nessun frutto, vuol dire una cosa molto semplice: che non basta la comunione tra noi!

Il tralcio, se non sta unito alla vite non porta frutto.

“…4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me.5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla…” (Gv 15, 4-5)

È la nostra comunione con Lui che crea la vera comunione tra di noi, allora diventa feconda!

Se è semplice comunione tra noi per sentirci al sicuro, per “tenerci al caldo”, peggio ancora per sentirci importanti e potenti, non peschiamo nulla!

È fondamentale provare questo fallimento!

Lo sperimentano tutti i cristiani, tutte le Parrocchie, Comunità Pastorali, Diocesi…i Gruppi…:

Lavoriamo con tante analisi, tante indagini, con tante strategie pastorali, tanti accorgimenti…

E il risultato??? Come mai non viene??? Tanto impegno e poi???

Gesù dov’è? Il Signore dov’è? Ci ha abbandonati?

 

 2. Dalla lettera enciclica  FRATELLI TUTTI  di Papa Francesco

  1. La storia sta dando segni di un ritorno all’indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali. E questo ci ricorda che «ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte. È il cammino. Il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti».

  1. “Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli». Siamo più soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori. L’avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l’identità dei più forti che proteggono sé stessi, ma cerca di dissolvere le identità delle regioni più deboli e povere, rendendole più vulnerabili e dipendenti. In tal modo la politica diventa sempre più fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il “divide et impera”.

La fine della coscienza storica

  1. Per questo stesso motivo si favorisce anche una perdita del senso della storia che provoca ulteriore disgregazione. …La libertà umana pretende di costruire tutto a partire da zero. Restano in piedi unicamente il bisogno di consumare senza limiti e l’accentuarsi di molte forme di individualismo senza contenuti. …Ho detto ai giovani: «Se una persona vi fa una proposta e vi dice di ignorare la storia, di non fare tesoro dell’esperienza degli anziani, di disprezzare tutto ciò che è passato e guardare solo al futuro che lui vi offre, non è forse questo un modo facile di attirarvi con la sua proposta per farvi fare solo quello che lui vi dice? Quella persona ha bisogno che siate vuoti, sradicati, diffidenti di tutto, perché possiate fidarvi solo delle sue promesse e sottomettervi ai suoi piani. È così che funzionano le ideologie di diversi colori, che distruggono tutto ciò che è diverso e in questo modo possono dominare senza opposizioni. A tale scopo hanno bisogno di giovani che disprezzino la storia, che rifiutino la ricchezza spirituale e umana che è stata tramandata attraverso le generazioni, che ignorino tutto ciò che li ha preceduti».

 

Ci interroghiamo

  • Anche noi avremo certamente sperimentato qualche fallimento… Come abbiamo reagito?

  • Il Papa dice che spesso le persone assumono ruoli da consumatori o da spettatori… Lo facciamo anche noi?

  • Si può imparare dal passato, dalla nostra storia e da quella degli altri?

 

Preghiamo

Signore Gesù, insegnaci la santità dentro un quotidiano vivere abitato da Te. Concedici il coraggio e la gioia di stare dentro le vicende della storia con tutti noi stessi.

Che possiamo vivere questo frammento di eternità insieme ai nostri fratelli e sorelle in umanità, camminando nella Tua Beatitudine infinita, la Carità.   Amen