2. CATECHESI PER ADULTI, Scheda 5

Unità Pastorale di San Polo e Vazzola

Anno Pastorale 2020-2021

Il tempo di AVVENTO è ormai vicino!

                   

1. I segni dell’anno liturgico

La vita e la preghiera della comunità cristiana sono ritmate dall’anno liturgico e dalle sue tappe. Al centro della vita cristiana c’è il mistero di Cristo crocifisso e risorto, sempre vivo nella Parola che lo annuncia, nell’Eucaristia che lo rende presente tra i suoi e nella comunità riunita in assemblea che lo celebra. La domenica è il segno portante dell’anno liturgico. In essa si concentra tutta la ricchezza della Pasqua e appare nella sua visibilità “il corpo del Signore” che è la Chiesa. Nello stesso tempo la domenica è il giorno della Parola, dell’Eucaristia e dell’assemblea. È importante cogliere il significato di questi segni, senza i quali non può esistere una comunità autenticamente cristiana.

  1. La Parola

La Parola di Dio è all’origine della comunità cristiana. Essa è convocata per ascoltarla, accoglierla e farla vita della propria vita.

  1. L’Eucaristia

L’Eucaristia fa la Chiesa. C’è un rapporto inscindibile tra la “mensa della Parola” e “la mensa del Pane”: entrambe nutrono la Chiesa pellegrina nel mondo, orientandola al suo destino finale in Dio.

  1. L’assemblea cristiana

L’assemblea che celebra il Signore risorto esprime l’unico corpo del Signore nell’unità di tutte le membra; anticipa la grande assemblea dei salvati che sono già nel Regno; è immagine della grande liturgia celeste, dove Cristo, ormai alla destra del Padre, ha la signoria di tutto il creato; è segno del cammino della Chiesa che già possiede la salvezza, ma non ancora in tutta la sua pienezza.

Dio ci dona il suo tempo

Con la prima Domenica di Avvento inizia un nuovo Anno liturgico. Questo fatto ci invita a riflettere sulla dimensione del tempo, che esercita sempre su di noi un grande fascino.

Tutti diciamo che “ci manca il tempo”, perché il ritmo della vita quotidiana è diventato per tutti frenetico. Anche a tale riguardo la Chiesa ha una “buona notizia” da portare: Dio ci dona il suo tempo.

Noi abbiamo sempre poco tempo; specialmente per il Signore non sappiamo o, talvolta, non vogliamo trovarlo. Ebbene, Dio ha tempo per noi! Questa è la prima cosa che l’inizio di un anno liturgico ci fa riscoprire con meraviglia sempre nuova.

Sì: Dio ci dona il suo tempo, perché è entrato nella storia con la sua parola e le sue opere di salvezza, per aprirla all’eterno, per farla diventare storia di alleanza. In questa prospettiva, il tempo è già in se stesso un segno fondamentale dell’amore di Dio: un dono che l’uomo, come ogni altra cosa, è in grado di valorizzare o, al contrario, di sciupare; di cogliere nel suo significato, o di trascurare con ottusa superficialità.

Tre poi sono i grandi “cardini” del tempo, che scandiscono la storia della salvezza: all’inizio la creazione, al centro l’incarnazione-redenzione e al termine la “parusia”, la venuta finale che comprende anche il giudizio universale. Questi tre momenti però non sono da intendersi semplicemente in successione cronologica. Infatti, la creazione è sì all’origine di tutto, ma è anche continua e si attua lungo l’intero arco del divenire cosmico, fino alla fine dei tempi. Così pure l’incarnazione-redenzione, se è avvenuta in un determinato momento storico, il periodo del passaggio di Gesù sulla terra, tuttavia estende il suo raggio d’azione a tutto il tempo precedente e a tutto quello seguente. E a loro volta l’ultima venuta e il giudizio finale, che proprio nella Croce di Cristo hanno avuto un decisivo anticipo, esercitano il loro influsso sulla condotta degli uomini di ogni epoca.

Il tempo liturgico dell’Avvento celebra la venuta di Dio, nei suoi due momenti: dapprima ci invita a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo; quindi, avvicinandosi il Natale, ci chiama ad accogliere il Verbo fatto uomo per la nostra salvezza.

Ma il Signore viene continuamente nella nostra vita. Quanto mai opportuno è quindi l’appello di Gesù, che nella prima Domenica ci viene riproposto con forza: “Vegliate!”.

E’ rivolto ai discepoli, ma anche “a tutti”, perché ciascuno, nell’ora che solo Dio conosce, sarà chiamato a rendere conto della propria esistenza. Questo comporta un giusto distacco dai beni terreni, un sincero pentimento dei propri errori, una carità operosa verso il prossimo e soprattutto un umile e fiducioso affidamento alle mani di Dio, nostro Padre tenero e misericordioso.

Vegliare…. Il Verbo dell’Avvento

Vivere l’Avvento per consentire al futuro di entrare in noi: “Vegliate!” è la parola del Signore che fa avvenire l’Avvento, lo fa essere, lo fa cominciare ancora una volta, creando al tempo stesso la venuta e l’attesa. Ci sono parole, come questa, che quando risuonano hanno la capacità dar vita a un mondo, disegnare orizzonti, rievocare immagini e sentimenti, ma anche paure e speranze. “Vegliate” risuona nel momento stesso in cui attorno a noi la natura, sfinita per i frutti, si addormenta nel sonno dell’inverno e le giornate vedono diminuire la luce e crescere la notte. Non a caso è in questi giorni che la Chiesa inizia la liturgia dell’Avvento, i giorni più bui dell’anno e dunque giorni del lungo vegliare. Questi sono i giorni nei quali la luce è desiderata e invocata più che mai, fino a Natale che, tradizionalmente, è il giorno nel quale il sole e la sua luce tornano a vincere le tenebre.

Non c’è vita piena là dove non c’è capacità e volontà di vegliare. Vegliare significa prendersi cura. Contrario della vigilanza è la noncuranza. L’Avvento è il tempo dell’uomo e della donna che lottano contro lo spirito della noncuranza che si manifesta in tanti e diversi modi. Si manifesta come indifferenza e insensibilità verso le persone, come superficialità nei rapporti, disinteresse verso le situazioni e i momenti, inconsapevolezza del peso delle parole e del valore del linguaggio, incuria degli oggetti, trascuratezza dei luoghi.

Come credente, come posso attendere il Signore se non mi accorgo di chi mi vive accanto?

Vegliate!”, ci comanda il Signore. Ma si può anche fingere di vegliare. Simulare la vigilanza è ipocrisia: all’esterno mostrarsi vigilante ma dentro dormire.

Non vigilare è delegare invece di assumere in prima persona la responsabilità e la scelta.

Vegliate!”: Gesù non fa una semplice esortazione, ma dà ai suoi discepoli e a noi un comando, e dice: “Fino al mio ritorno il vostro modo di essere credenti e il vostro modo di stare nel mondo sia un vegliare, sia un attendermi nella notte”.

Ci interroghiamo

  • Come si “sciupa” il tempo?

  • Che significato diamo noi, all’interno del nostro quotidiano, alla parola “Vegliate”?

Preghiamo

Il Signore ci dia la grazia di essere continuamente in allerta, in attesa di qualcuno che arrivi, che irrompa nelle nostre case e ci dia da portare un lieto annuncio!        Amen