2. CATECHESI PER L’AVVENTO, Scheda 7

UNITA’ PASTORALE DI SAN POLO E VAZZOLA

CATECHESI PER ADULTI, Scheda 7

 ANNO PASTORALE 2020-2021

 

TEMA: “Gettate la rete… e troverete… 

Dalla lettera pastorale del vescovo Corrado

Allora egli disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”.

Non è facile capire il senso di questa indicazione di Gesù. Certamente c’è un significato immediato e materiale, espresso dalle parole stesse del comando di Gesù. E tuttavia in quelle parole è possibile cogliere anche qualcos’altro, come ad esempio l’indicazione della necessità di cambiare prospettiva per rendere fecondo il proprio vivere e il proprio agire. La necessità, cioè, di non limitarsi a fare semplicemente come si era sempre fatto. E inoltre l’immagine della rete è molto intrigante. Non erano forse stati chiamati, Pietro e i suoi compagni, a diventare “pescatori di uomini”? Non avrebbero dovuto “gettare le reti” per far nascere una comunità nuova, legata da relazioni nuove (cioè evangeliche) fra gli uomini? Non era proprio quella la loro missione: “mettere in rete” gli uomini fra di loro unendoli a Gesù Cristo? E non era stata propria questa la missione che avevano abbandonata a causa di quel trauma che era stata la passione e morte di Gesù? Si erano convinti che fosse una missione impossibile!

Ora Gesù, risorto e vivo, invita Pietro e i suoi compagni a gettare la rete in modo nuovo, diverso da ciò che facevano come semplici pescatori di pesci. Qualcosa di simile era già successo tanto tempo prima quando Gesù li aveva invitati a prendere il largo, a giorno ormai fatto, dopo una notte intera in cui non avevano pescato nulla. Qui Pietro non risponde: “Sulla tua parola getterò le reti”, come aveva risposto in quella circostanza (Lc 5,5), perché non si era ancora reso conto che era Gesù quello che glielo aveva comandato. E tuttavia gettarono ugualmente le reti dalla parte indicata.

Continuiamo a riflettere…

  • I discepoli fanno qualcosa che probabilmente non hanno mai fatto nella vita. Pescatori con esperienza obbediscono ad un forestiero che ordina loro di fare qualcosa in contrasto con la loro esperienza. Gesù, quella persona sconosciuta, che si trovava sulla spiaggia, ordina loro di gettare la rete a destra della barca. E loro

  • Sembra quasi che, a volte, si possano vedere i banchi di pesci meglio dalla riva che dalla barca…

  • Qui emerge l’obbedienza semplice, umile e silenziosa di questi pescatori di professione. Essi si fanno dirigere da uno sconosciuto che non è del loro gruppo, e gettano la rete.

 

 

Dall’enciclica FRATELLI TUTTI  di Papa Francesco

  1. … L’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio. È un fatto che «doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti».

  1. Riconosciamo ugualmente che, «malgrado la comunità internazionale abbia adottato numerosi accordi al fine di porre un termine alla schiavitù in tutte le sue forme e avviato diverse strategie per combattere questo fenomeno, ancora oggi milioni di persone – bambini, uomini e donne di ogni età – vengono private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù. […] Oggi come ieri, alla radice della schiavitù si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto. […] La persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, con la forza, l’inganno o la costrizione fisica o psicologica viene privata della libertà, mercificata, ridotta a proprietà di qualcuno; viene trattata come un mezzo e non come un fine». Le reti criminali «utilizzano abilmente le moderne tecnologie informatiche per adescare giovani e giovanissimi in ogni parte del mondo». L’aberrazione non ha limiti quando si assoggettano donne, poi forzate ad abortire. Un atto abominevole che arriva addirittura al sequestro delle persone allo scopo di vendere i loro organi. Tutto ciò fa sì che la tratta di persone e altre forme di schiavitù diventino un problema mondiale, che esige di essere preso sul serio dall’umanità nel suo insieme, perché «come le organizzazioni criminali utilizzano reti globali per raggiungere i loro scopi, così l’azione per sconfiggere questo fenomeno richiede uno sforzo comune e altrettanto globale da parte dei diversi attori che compongono la società».

 

       Conflitto e paura

  1. Guerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali o religiosi, e tanti soprusi contro la dignità umana vengono giudicati in modi diversi a seconda che convengano o meno a determinati interessi, essenzialmente economici. Ciò che è vero quando conviene a un potente, cessa di esserlo quando non è nel suo interesse. Tali situazioni di violenza vanno «moltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una “terza guerra mondiale a pezzi”».

  1. Questo non stupisce se notiamo la mancanza di orizzonti in grado di farci convergere in unità, perché in ogni guerra ciò che risulta distrutto è «lo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana», per cui «ogni situazione di minaccia alimenta la sfiducia e il ripiegamento». Così, il nostro mondo avanza in una dicotomia senza senso, con la pretesa di «garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia».

Ci interroghiamo

  • Ci è mai successo che qualcuno ci abbia chiesto di fare qualcosa di contrario alla nostra esperienza? Come abbiamo reagito?

 

Prima settimana di Avvento

L’Avvento è tempo di attesa. Ma io che cosa attendo? Attendo qualcuno? Attendo un qualche compimento, una qualche pienezza? Attendo di poter amare e lasciarmi amare? E, ancora più in radice, io attendo? Non nel senso passivo, statico, immobile di chi sta a guardare che cosa accade intorno a sé. È un’attesa molto attiva e dinamica quella che ci chiede Gesù.

“Attendere è l’infinito del verbo amare”, diceva don Tonino Bello. Ad-tendere è essere protesi in avanti, essere in qualche modo sospesi perché sempre in movimento, è “rivolgere l’animo a” qualcuno, a qualcosa, ad Altro. E allo stesso tempo è essere disponibili ad accogliere quel che verrà dagli altri, un gesto o un saluto nel modo che magari non avremmo immaginato, o sperato. È lasciarsi sorprendere, lasciarsi amare.