30 novembre, la nostra carissima SILVIA, dopo due settimane, CI scrice …

Caro don Francesco, sono trascorse ormai due settimane dalla mia partenza e sento che il tempo è a mio favore perché mi sto ambientando sempre più e le piccole libertà a cui ho dovuto rinunciare cominciano a non mancarmi più. Anche le notti passano più serene: riesco ad addormentarmi la sera appena appoggio la testa sul cuscino per poi riaprire gli occhi con il suono puntuale della sveglia. Il fatto di condividere la camera con Cinzia, l’altra ragazza che si trova qui in casa di accoglienza con me, non è un problema: molto condividiamo delle nostre esperienze passate e molto ci aiutiamo anche nelle piccole cose quotidiane come le pulizie, come la gestione delle lavatrici, ecc. ecc. 

 

Abbiamo anche noi iniziato il cammino di Avvento con le quattro candele ad accompagnarci: sabato mattina io e la madre superiora ci siamo insieme dedicate a questo e nella nostra piccola cappella abbiamo dedicato uno spazio alla corona d’avvento. Devo dire che suor Valeria in questo ha una dote innata ed una creatività invidiabile. Ti mando anche qualche foto.

Il centro della mia giornata rimane sempre Gesù ed il mio dialogo con Lui. Qui la preghiera viene vissuta in un modo al quanto straordinario; e l’esposizione quotidiana di Gesù Eucarestia eleva ancor di più le nostre voci. Mi sento di avere un compito da missionaria quando ricevo richieste di preghiere da rivolgere a Gesù: in fin dei conti anche questa è una vera e propria missione! Lo faccio al posto di chi quotidianamente, per motivi di lavoro o altri impegni, non ha modo e tempo per fermarsi in adorazione davanti al tabernacolo. Molto mi suonano vere le parole di Gesù quando dice: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Ed io qui, lo sento molto.

Sempre più mi sento a mio agio; è normale che io abbia paure, timori e le incapacità si fanno sentire, ma la voglia ed il desiderio di stare con Gesù per il momento hanno sicuramente il sopravvento. Ammetto che non è nemmeno mancata la prima difficoltà che, dopo giorni di grande gioia ed euforia, quasi da voler correre per bruciare le tappe del mio cammino, mi ha riportato prontamente con i piedi ben piantati per terra e che ha messo un po’ a nudo la mia fragilità. Nulla di cosi insormontabile, a vederla mi sembra di stare davanti ad un sassolino, ma che al momento mi da pensiero. Comunque te ne parlerò personalmente al mio rientro a San Polo per Natale (Covid permettendo).

Se qualcuno oggi mi chiedesse: “Ti senti al posto giusto?”, gli risponderei subito di sì! Qui le parole mi suonano sempre più forti e soprattutto vere. Nella messa della presentazione della B.V. Maria di sabato scorso, il prefazio diceva: “Hai guardato all’umiltà della tua serva”. In particolare la parola “serva” mi è risuonata improvvisamente più vicina; a San Polo, nonostante tutto il mio mettermi al servizio della comunità per Gesù, non mi ha mai toccato profondamente; qui invece ha avuto un suono ben diverso, più intimo. Ciò che esplode dentro di me, in questo momento, e che vorrebbe farmi correre verso la vestizione, è la mia infinita voglia di amare! Io voglio donare amore nel nome di Gesù! Ciò che desidero più di tutto è che l’amore di Cristo passi attraverso di me, attraverso le mie mani. Lo so che sono parole forti, ma io le sento veramente. Anche la povertà materiale assume un valore di dolcezza. L’altra mattina a messa ho avuto  l’ispirazione di queste parole: “Beata povertà, dolce povertà, bella povertà, quanto ti desidero per essere tutta per Cristo, con Cristo e in Cristo”. Quanto sono vere queste parole e quanto sono necessarie!!

Ho un lungo cammino da fare, un abbraccio di tutto cuore! A presto!