RIFLESSIONI DOPO LA LETTURA DI UN ARTICOLO SUL SUICIDIO

Buongiorno Don Francesco,

ho letto su un giornale un articolo che trattava un argomento che penso interessi direttamente molta gente, perché molti di noi hanno avuto a che fare con il suicidio di qualche persona anche conosciuta. In Italia, mediamente, 11 persone al giorno si tolgono la vita e nel mondo (stime dell’OMS ) circa un milione all’anno. Cifre non certo trascurabili che ci disturbano, ma che alla fine, dopo un po’ di tempo, per la quasi totalità delle persone, diventano soltanto numeri e non possono spiegare la solitudine che si prova a vivere senza il coniuge, un parente, un compagno, un amico. Cifre che non danno neanche la misura del prezzo pagato da chi ne è coinvolto direttamente, la cui vita risulta stravolta da un simile gesto. La nostra società percepisce il suicidio come uno scandalo supremo, e lo rifiuta come un gesto inaccettabile, tende quasi a nasconderlo e a considerarlo come se fosse una follia e a ritenerlo piuttosto qualcosa di aberrante dal punto di vista sociale.

Il suicidio, invece, è un atto complesso che non deriva da una sola causa; sembra che esistano circa 50 fattori di rischio e le motivazioni possono essere collegate al coinvolgimento di fattori psicologici, ambientali, genetici, sociali, culturali e fisici. Quasi tutti quelli che si suicidano soffrono di disturbi psichiatrici e depressivi, e si trovano a lottare, ridotti a pulcino,  contro un animale molto più grande di loro e non trovano quasi mai nessuno con cui sfogarsi per lenire la loro rabbia e aggressività o semplicemente il loro dolore. Oppure, peggio ancora, non lo fanno perché si vergognano delle loro debolezze e dei loro fallimenti, mentre la confidenza e la comunicazione con altri potrebbero fare la differenza. Già uno studioso di fine ottocento, Emile Durkheim, sottolineò come la mancanza d’integrazione degli individui nella società fosse una delle cause principali del suicidio.

Qualcuno ha detto che il suicidio è la soluzione definitiva di un problema temporaneo. Anche se è difficile da credere, una situazione ingarbugliata e angosciosa, perfino quando appare irrisolvibile, può essere temporanea. Anzi, all’improvviso può modificarsi in positiva. E se questo non avviene?

Anche in casi del genere, c’è qualcosa che possiamo cambiare: il nostro modo di vedere le cose. Se si impara ad accettare quello che non possiamo cambiare, senza pretendere di modificarlo, è probabile che riusciamo a vedere le cose da un punto di vista meno pessimista, in modo da affrontare la situazione senza ricorrere a soluzioni irreparabili per porvi fine. Qualcuno ha detto che “suicidarsi è come curare un raffreddore con una bomba atomica”. Non possiamo scalare una montagna con un solo salto ma con tanti piccoli passi.

E’ senz’altro meglio affrontare i problemi giorno dopo giorno attivando un processo di consapevolezza. ” Non preoccupatevi troppo per il domani – disse Gesù – ci pensa lui, il domani, a portare altre pene. Per ogni giorno basta la sua pena” (Vangelo di Matteo 6,34).

Ferruccio Roman, 6.12.2020