4. FEDERICO GARCIA LORCA E ALCUNE SUE FAMOSE POESIE

VI INVITO a sprazzi di Letture introduttive alla conoscenza del  GRANDE AUTORE SPAGNOLO

 

Federico García Lorca

Federico García Lorca – Fuente Vaqueros 1898 – Viznar 1936, è stato un poeta, drammaturgo e regista teatrale spagnolo, figura di spicco della cosiddetta generazione del ’27, un gruppo di scrittori che affrontò le avanguardie artistiche europee con risultati eccellenti, tanto che la prima metà del Novecento viene definita la Edad de Plata della Letteratura spagnola. Sostenitore dichiarato delle forze repubblicane durante la guerra civile spagnola, fu catturato a Granada, dove si trovava ad alloggiare in casa di amici, e fucilato da uno squadrone della milizia franchista. Il suo corpo fu poi gettato “in un burrone ad alcuni chilometri alla destra di Fuentegrande”.[1][2]

L’infanzia

García Lorca nacque a Fuente Vaqueros, nella provincia di Granada in Andalusia, il 5 giugno del 1898, figlio di Federico García Rodríguez, un ricco possidente terriero, e di Vicenta Lorca Romero, un’insegnante, seconda moglie del padre[3], dalla fragile e cagionevole salute, al punto che ad allattare il figlio non sarà lei stessa, ma una balia, moglie del capataz[4] del padre, e che tuttavia eserciterà una profonda influenza nella formazione artistica del figlio: lascia infatti presto l’insegnamento per dedicarsi all’educazione del piccolo Federico, al quale trasmette la sua passione per il pianoforte e la musica[3]

«Canticchiava le canzoni popolari ancor prima di saper parlare e si entusiasmava sentendo suonare una chitarra»

La madre gli trasmetterà altresì quella coscienza profonda della realtà degli indigenti e quel rispetto per il loro dolore che García Lorca riverserà all’interno della propria opera letteraria.

Federico trascorre un’infanzia intellettualmente felice ma fisicamente afflitta da malattie[3] nell’ambiente sereno e agreste della casa patriarcale fino aal 1909, quando la famiglia, che nel frattempo si era accresciuta di altri tre figli – Francisco, Conchita e Isabel, mentre un quarto, Luis, morì all’età di soli due anni per polmonite – si trasferisce a Granada.

Gli studi e le conoscenze a Granada

A Granada frequenta il “Colegio del Sagrado Corazón”, che era diretto da un cugino di sua madre, e nel 1914 si iscrive all’Università, frequentando dapprima la facoltà di giurisprudenza (non già per personale aspirazione, ma per seguire i desideri paterni[3]) per poi passare a quella di lettere.[5] Conosce i quartieri gitani della città, che entreranno a far parte della sua poesia, come dimostra il suo Romancero del 1928.

Incontra per la prima volta in questo periodo il letterato Melchor Fernandez Almagro e il giurista Farnando de los Rìos, futuro Ministro de Instrucción Pública durante il periodo denominato Seconda Repubblica Spagnola: entrambi (e in special modo il secondo[5]) aiuteranno in modo concreto la carriera del giovane Federico. Inizia nel frattempo lo studio del pianoforte sotto la guida del maestro Antonio Segura [3] e diventa un abile esecutore del repertorio classico e di quello del folclore andaluso.[5] Con il musicista granadino Manuel de Falla, con cui stringe un’intensa amicizia, collabora all’organizzazione della prima Fiesta del Cante jondo (13 – 14 giugno 1922).[2]

Gli interessi che segnano il periodo formativo spirituale del poeta sono la letteratura, la musica e l’arte che apprende dal professor Martín Domínguez Berrueta che sarà suo compagno nel viaggio di studio in Castiglia, dal quale nascerà la raccolta in prosa Impresiones y paisajes (Impressioni e paesaggi)

L’ingresso alla Residencia de Estudiantes

Nel 1919 il poeta si trasferisce a Madrid per proseguire gli studi universitari e, grazie all’interessamento di Fernando de los Ríos, ottiene l’ingresso nella prestigiosa Residencia de Estudiantes, confidenzialmente chiamata dai suoi ospiti “la resi”, che era considerata il luogo della nuova cultura e delle giovani promesse del ’27.

All’Università stringe amicizia con Luis Buñuel e Salvador Dalí, così come con molti altri personaggi di grande rilievo della storia spagnola.[5] Tra questi, Gregorio Martínez Sierra, il Direttore del Teatro Eslava, dietro invito del quale García Lorca scriverà, la sua opera teatrale d’esordio, Il maleficio della farfalla.[3]

Nella Residencia García Lorca rimane nove anni (fino al 1928),[5] tranne i soggiorni estivi alla Huerta de San Vicente, la casa di campagna, e alcuni viaggi a Barcellona e a Cadaqués ospite del pittore Salvador Dalí, a cui lo lega un rapporto di stima e amicizia[6] che coinvolgerà presto anche la sfera sentimentale.

Le prime pubblicazioni

È di questo periodo (1919-1920) la pubblicazione del Libro de poemas, la preparazione delle raccolte Canciones e Poema del Cante jondo (Poema del Canto profondo), al quale fa seguito il dramma teatrale El maleficio de la maríposa (Il maleficio della farfalla, che fu un fallimento: fu rappresentata una sola volta, e in seguito allo scarso successo García Lorca decise di non farla pubblicare[3]) nel 1920 e nel 1927 il dramma storico Mariana Pineda[5] per il quale Salvador Dalí disegna la scenografia.

Seguiranno le prose d’impronta surrealista Santa Lucía y san Lázaro, Nadadora sumeringa (La nuotatrice sommersa) e Suicidio en Alejandría, gli atti teatrali El paseo de Buster Keaton (La passeggiata di Buster Keaton) e La doncella, el marinero y el estudiante (La ragazza, il marinaio e lo studente), oltre le raccolte poetiche Primer romancero gitano, Oda a Salvador Dalí e un gran numero di articoli, composizioni, pubblicazioni varie, senza contare le letture in casa di amici, le conferenze e la preparazione della rivista granadina “Gallo” e la mostra di disegni a Barcellona.[7]

Il conflitto interiore e la depressione

Le lettere inviate in questo periodo da Lorca agli amici più intimi, confermano che l’attività febbrile improntata ai contatti e alle relazioni sociali che il poeta in quel momento vive nasconde in realtà una intima sofferenza e ricorrenti pensieri di morte, malessere su cui molto incide il non poter vivere serenamente la propria omosessualità.[8] Al critico catalano Sebastià Gasch, in una lettera datata 1928, confessa la sua dolorosa condizione interiore:

(ES)

«Estoy atravesando una gran crisis «sentimental» (así es) de la que espero salir curado»

(IT)

«Sto attraversando una grave crisi «sentimentale» (è così) dalla quale spero di uscire curato.»

(López Alonso, p. 229)

Il conflitto con la cerchia intima di parenti e amici raggiunge il suo apice allorché i due surrealisti Dalí e Buñuel collaborano alla realizzazione del film Un chien andalou, che García Lorca legge come un attacco nei suoi confronti.[9] Allo stesso tempo, la sua passione, acuta ma ricambiata per lo scultore Emilio Aladrén, giunge a una svolta di grande dolore per García Lorca nel momento in cui Aladrén inizia la propria relazione con la donna che ne diverrà moglie.[1][9]

La borsa di studio e il soggiorno a New York

Fernando de los Ríos, il suo amico protettore, venuto a conoscenza dello stato conflittuale del giovane García Lorca gli concede una borsa di studio e nella primavera del 1929 il poeta lascia la Spagna e si reca negli Stati Uniti.[9]

L’esperienza statunitense, che dura fino alla primavera del 1930, sarà fondamentale per il poeta,[7] e darà come risultato una delle produzioni lorchiane più riuscite, Poeta en Nueva York, incentrata su quanto García Lorca osserva con il suo sguardo partecipe e attento: una società di troppo accesi contrasti tra poveri e ricchi, emarginati e classi dominanti, connotata da razzismo. Si rafforza in García Lorca il convincimento della necessità di un Mondo nettamente più equo, non discriminante.[9]

A New York, il poeta frequenta i corsi alla Columbia University, trascorre le vacanze estive, invitato dall’amico Philip Cummings, sulle rive del lago Edem Mills e, poi, presso la casa del critico letterario Ángel del Río e alla fattoria del poeta Federico de Onís nel Newburg.[10]

Al rientro nella metropoli alla fine dell’estate rivede alcuni amici spagnoli tra i quali León Felipe, Andrés Segovia, Dámaso Alonso e il torero Ignacio Sánchez Mejías, che si trovava a New York con la famosa cantante La Argentinita, ma il 5 marzo del 1930, dietro invito della Institucíon hispanocubana de Cultura, García Lorca parte per Cuba.[7]

L’esperienza a Cuba

Il periodo trascorso a Cuba è un periodo felice. Il poeta stringe nuove amicizie tra gli scrittori locali, tiene conferenze, recita poesie, partecipa a feste e collabora alle riviste letterarie dell’isola, “Musicalia” e “Revista de Avance”, sulla quale pubblica la prosa surrealistica Degollacíon del Bautista (Decapitazione del Battista).[10]

Sempre a Cuba inizia a scrivere i drammi teatrali El público e Así que pasen cinco años (Finché trascorreranno cinque anni) e l’interesse maturato per i motivi e i ritmi afrocubani lo aiuteranno a comporre la famosa lirica Son de negros en Cuba che risulta essere un canto d’amore per l’anima negra d’America.

Il rientro in Spagna

Nel luglio del 1930 il poeta rientra in Spagna che, dopo la caduta della dittatura di Primo de Rivera, sta vivendo una fase di intensa vita democratica e culturale.

La realizzazione del teatro ambulante

Nel 1931, con l’aiuto di Fernando de los Ríos, che nel frattempo è diventato Ministro della Pubblica istruzione, García Lorca, con attori e interpreti selezionati dall’Istituto Escuela di Madrid con il suo progetto di Museo Pedagocico, realizza il progetto di un teatro popolare ambulante, chiamato La Barraca che, girando per i villaggi, rappresenta il repertorio classico spagnolo.[11]

Conosce in questi anni Rafael Rodríguez Rapún, segretario de La Barraca e studente d’ingegneria a Madrid, che sarà l’amore profondo[12] dei suoi drammi e delle sue poesie e al quale dedicherà, benché non esplicitamente, i Sonetti dell’amor oscuro, pubblicati postumi.[1]

García Lorca, che è l’ideatore, il regista e l’animatore della piccola troupe teatrale, vestito con una semplice tuta azzurra a significare ogni rifiuto di divismo, porta in giro negli ambienti rurali e universitari il suo teatro che riscuote grande successo e che svolge senza interruzione la sua attività fino all’aprile del 1936,[7] a pochi mesi dallo scoppio della guerra civile.

È durante questo tour con La Barraca, che García Lorca scrive le sue opere di teatro più note, e denominate ‘trilogia rurale’: Bodas de sangre, Yerma e La casa di Bernarda Alba.[2]

Le ultime opere letterarie

L’attività teatrale non impedisce a García Lorca di continuare a scrivere e compiere diversi viaggi con gli amici madrileni, nella vecchia Castiglia, nei Paesi Baschi e in Galizia.

Alla morte dell’amico banderillero e torero Ignacio Sánchez Mejías avvenuta il 13 agosto del 1934 (dopo che era stato ferito da un toro due giorni prima), il poeta dedica il famoso Llanto (Compianto) e negli anni successivi pubblica Seis poemas galegos (Sei poesie galiziane), progetta la raccolta poetica del Diván del Tamarit e porta a conclusione le opere teatrali Doña Rosita la soltera o El lenguaje de las flores (Donna Rosita nubile o Il linguaggio dei fiori).[13]

All’inizio del 1936 pubblica Bodas de sangre (Nozze di sangue); il 19 giugno porta a termine La casa de Bernarda Alba dopo aver contribuito, nel febbraio dello stesso anno, insieme a Rafael Alberti e a Bergamín, a fondare l'”Associazione degli intellettuali antifascisti“.

Lo scoppio della guerra civile

Stanno intanto precipitando gli eventi politici. Tuttavia, García Lorca rifiuta la possibilità di asilo offertagli da Colombia e Messico, i cui ambasciatori prevedono il rischio che il poeta possa esser vittima di un attentato a causa del suo ruolo di funzionario della Repubblica. Dopo aver respinto le offerte, il 13 luglio decide di tornare a Granada, nella casa della Huerta de San Vicente, per trascorrervi l’estate e tornare a trovare il padre.[2]

Rilascia un’ultima intervista, al “Sol” di Madrid, in cui c’è una eco delle motivazioni che l’avevano spinto a rifiutare quelle offerte di vita fuori dalla Spagna appena menzionate, ed in cui tuttavia García Lorca chiarisce e ribadisce la propria avversione verso le posizioni di estremismo nazionalistico, tipiche di quella destra che prenderà da lì a poco il potere, instaurando la dittatura:

“Io sono uno Spagnolo integrale e mi sarebbe impossibile vivere fuori dai miei limiti geografici; però odio chi è Spagnolo per essere Spagnolo e nient’altro, io sono fratello di tutti e trovo esecrando l’uomo che si sacrifica per una idea nazionalista, astratta, per il solo fatto di amare la propria Patria con la benda sugli occhi. Il Cinese buono lo sento più prossimo dello spagnolo malvagio. Canto la Spagna e la sento fino al midollo, ma prima viene che sono uomo del Mondo e fratello di tutti. Per questo non credo alla frontiera politica.”

Pochi giorni dopo esplode in Marocco la ribellione franchista, che in breve tempo colpisce la città andalusa e instaura un clima di feroce repressione.

 

L’arresto e la fucilazione

Il 16 agosto 1936, il sindaco socialista di Granada (cognato del poeta) viene fucilato. Lorca, che si era rifugiato in casa dell’amico poeta falangista Luis Rosales Camacho,[2] viene arrestato lo stesso giorno dall’ex rappresentante della CEDA, Ramón Ruiz Alonso.

Numerosi si levano gli interventi a suo favore, soprattutto da parte dei fratelli Rosales e del maestro de Falla;[14] ma nonostante la promessa fatta allo stesso Luis Rosales che García Lorca sarebbe stato rimesso in libertà “se non ci sono denunce contro di lui”, il governatore José Valdés Guzmán, con l’appoggio del generale Gonzalo Queipo de Llano, dà ordine, segretamente, di procedere all’esecuzione: a notte fonda, Federico García Lorca è condotto a Víznar, presso Granada, e all’alba del 19 agosto del 1936 viene fucilato sulla strada vicino alla Fuente grande, lungo il cammino che va da Víznar a Alfacar.[9] Il suo corpo non venne mai ritrovato.[9] La sua uccisione provoca riprovazione mondiale: molti intellettuali esprimeranno parole di sdegno, tra le quali spiccano quelle dell’amico Pablo Neruda.

Un documento della polizia franchista del 9 luglio 1965, ritrovato nel 2015, indicava le ragioni dell’esecuzione: “massone appartenente alla loggia Alhambra”, “praticava l’omosessualità e altre aberrazioni”.[15][16][17]

Il mancato ritrovamento del corpo di Lorca, tuttavia, accende un’intensa controversia circa i dettagli di questa esecuzione. Controversia ancora adesso tutt’altro che risolta.

Nel 2009 a Fuentegrande de Alfacar (Granada), tecnici incaricati dalle autorità andaluse di condurre uno studio specifico per l’individuazione della fossa comune, dove si suppone sia stato gettato il corpo, accertarono con l’impiego del georadar l’esistenza effettiva di una fossa comune con tre separazioni interne, dove riposerebbero sei corpi.

Il 29 ottobre 2009, sotto la spinta del governo andaluso, sul sito individuato, iniziarono i lavori di scavo con l’obiettivo di individuare gli eventuali resti del poeta; questi avrebbero dovuto interessare un’area di circa 200 metri quadrati per una durata di circa due mesi.

Assieme ai resti di García Lorca era atteso il rinvenimento di quelli di almeno altre tre persone: i banderilleros anarchici Joaquín Arcollas e Francisco Galadí e il maestro repubblicano Dioscoro Galindo. Secondo le autorità della regione autonoma dell’Andalusia, sarebbero stati sepolti nella stessa zona e forse nella stessa fossa comune anche l’ispettore fiscale Fermín Roldán e il restauratore di mobili Manuel Cobo.[18] Nel 2011 però il governo dell’Andalusia ha interrotto le ricerche per mancanza di fondi. Infine, il 19 settembre 2012, il Tribunale di Granada ha archiviato la richiesta di esumazione, interrompendo con ciò ogni attività di ricerca.[19]

Lorca sotto la dittatura franchista

La dittatura di Franco, instauratasi, impone il bando sulle sue opere, bando in parte rotto nel 1953, quando un Obras completas – pesantemente censurata – viene fatto pubblicare. Quell’edizione tra l’altro non include i suoi ultimi Sonetos del amor oscuro, scritti nel novembre del 1935 e recitati unicamente per gli amici intimi. Quei sonetti, di tema omosessuale, saranno addirittura pubblicati solo a partire dall’anno 1983.

Con la morte di Franco nel 1975, García Lorca ha potuto finalmente e giustamente tornare ad essere quell’esponente importantissimo della vita culturale e politica del proprio Paese.

Nel 1986, la traduzione in lingua inglese fatta dal cantante e autore Leonard Cohen della poesia di García Lorca “Pequeño vals vienés”, e musicata dallo stesso Cohen, raggiunge il primo posto all’interno della classifica dei dischi più venduti in Spagna.

Oggi, la memoria di García Lorca viene solennemente onorata da una statua in Plaza de Santa Ana, a Madrid, opera dello scultore Julio López Hernández.

L’opera poetica

Pur esistendo importanti edizioni dell’opera completa di Lorca non si ha ancora un testo definitivo che metta fine ai dubbi e agli interrogativi nati intorno ai libri annunciati e mai pubblicati e non si è ancora risolta la questione della genesi di alcune raccolte importanti.
Si può comunque dire che la produzione che conosciamo, insieme ai materiali inediti recentemente trovati, è sufficiente ad offrirci una chiara testimonianza della corrispondenza dell’uomo con la sua poesia.

In un primo tempo Lorca manifesta il suo talento come espressione orale seguendo lo stile della tradizione giullaresca. Il poeta infatti recita, legge, interpreta i suoi versi e le sue pièce teatrali davanti agli amici e agli studenti dell’università prima ancora che siano raccolte e stampate.

Ma García Lorca, pur essendo un artista geniale ed esuberante, mantiene verso la sua attività creativa un atteggiamento severo chiedendo ad essa due condizioni essenziali: amor y disciplina.

Il periodo andaluso

Impresiones y paisajes

Nella raccolta di prose Impresiones y paisajes che esce nel 1918 dopo il viaggio in Castiglia e Andalusia, García Lorca afferma le sue grandi doti d’intuizione e di fantasia. La raccolta è densa di impressioni liriche, di note musicali, annotazioni critiche e realistiche intorno alla vita, la religione, l’arte e la poesia.

Libro de poemas

Nel Libro de poemas, composto dal 1918 al 1920, Lorca documenta il suo grande amore per il canto e la vita. Dialoga con il paesaggio e con gli animali con il tono modernista di un Rubén Darío o un Juan Ramón Jiménez facendo affiorare le sue inquietudini sotto forma di nostalgia, di abbandoni, di angosce e di protesta ponendosi domande di natura esistenziale:

Che cosa racchiudo in me
in questi momenti di tristezza?
Ahi, chi taglia i miei boschi
dorati e fioriti!
Che cosa leggo nello specchio
d’argento commosso
che l’aurora mi offre
sull’acqua del fiume?.

In questi versi sembra di sentire il sottofondo musicale che, modulando la pena del cuore, riflette la situazione d’incertezza vissuta e il suo distacco dalla fase dell’adolescenza.

Un momento di grande rilevanza per la vita artistica di Federico Garcia Lorca è l’incontro con il compositore Manuel De Falla avvenuto nel 1920. Grazie alla sua figura Lorca si avvicina al Cante Jondo, che mescolandosi con la sua poesia da origine alle raccolte delle Canciones Españiolas Antiguas, armonizzate al pianoforte proprio dallo stesso Lorca.

Il periodo che va dal 1921 al 1924 rappresenta un momento molto creativo e di grande entusiasmo anche se molte delle opere prodotte vedranno la luce solo anni dopo.

Poema del Cante jondo

Il Poema del Cante jondo, scritto tra il 1921 e il 1922 uscirà solamente dieci anni dopo. In esso vi sono tutti i motivi del mondo andaluso ritmati sulle modalità musicali del cante jondo a cui il poeta aveva lavorato con il maestro de Falla in occasione della celebrazione della prima Fiesta del Cante jondo al quale Lorca aveva dedicato, nel 1922, la conferenza Importancia histórica y artística del primitivo canto andaluz llamado “cante jondo”.

Il libro vuole essere un’interpretazione poetica dei significati legati a questo canto primitivo che esplode nella ripetizione ossessiva di suoni e di ritmi popolari, come nelle canzoni della siguiriya, la soleá, la petenera, la tonáa, la liviana, accompagnate dal suono della chitarra:

(ES)

«Empieza el llanto
de la guitarra.
Se rompen las copas
de la madrugada.
Empieza el llanto
de la guitarra.
Es inútil callarla.
Es imposible
callarla.
Llora monótona
como llora el agua,
como llora el viento
sobre la nevada.»

(IT)

«Comincia il pianto
della chitarra.
Si spezzano le coppe
dell’alba.
Comincia il pianto
della chitarra.
È inutile farla tacere.
È impossibile
farla tacere.
Piange monotona
come piange l’acqua.
Come piange il vento
sulla montagna.»

(F. G. Lorca, La Chitarra)

Primeras Canciones, Suites – Canciones

In Primeras Canciones ma soprattutto in Canciones, il poeta, su variazioni di tipo musicale espresse con un linguaggio cifrato, dimostra tutta la sua abilità nel cogliere il mondo della tenerezza infantile.

Manca in queste liriche ogni traccia di eloquenza e si nota una maggiore rapidità di sguardo e di sintesi che riesce a cogliere l’immagine di un paesaggio che sembra sospeso tra il sogno e la realtà:

Albero albero
secco e verde.

La ragazza dal bel volto
sta raccogliendo olive.
Il vento, corteggiatore di torri,
la prende per la cintura.

In questi versi i colori, i suoni del mondo gitano vengono rappresentati attraverso una luce particolare che anima gli oggetti.

Così nella breve poesia Caracola (Conchiglia) in cui il poeta, attraverso gli echi e i ritmi interiori, rivive il tempo lieto della fantasia e dell’infanzia:

Mi hanno portato una conchiglia.

Dentro canta
un mare di carta.
Il mio cuore
si riempie d’acqua
con pesciolini
d’ombra e d’argento.

Mi hanno portato una conchiglia.

12/12/20 h15.43

Romancero gitano

Copertina della prima edizione di Romancero gitano (Madrid, Revista de Occidente, 1928)

Il successo popolare di Lorca avviene nel 1928 con Romancero gitano che descrive il sentimento di fatalità, di mistero e di dolore del mondo andaluso.

L’opera è composta da diciotto liriche e comprende quattro nuclei tematici: quello del mondo umano nel quale i gitani lottano contro la Guardia Civil; quello del mondo celeste rappresentato dai romances di iconografia religiosa; quello delle forze oscure e per ultimo quello della realtà di matrice storicoletteraria.

Ad accomunare questi quattro mondi vi è la figura dei gitani con il loro carattere fiero e il loro primitivismo pagano verso i quali Lorca sente di possedere una componente comune che lo rende partecipe della loro sofferenza e della loro ribellione.

Il Romancero si distingue per la ripetizione del verso spagnolo tradizionale (l’estribillo popular) e per le audaci metafore.
Richiamando e facendo proprio, innovandolo, l’uso del romance come forma di scrittura ed impostazione per la sua opera. In esso la parola poetica riesce a cogliere, armonicamente con il linguaggio e la psicologia del mondo gitano, l’oggetto in una dimensione mitica:

(ES)

«Verde que te quiero verde,
verde viento, verdes ramas.
El barco sobre la mar
y el caballo en la montaña.»

(IT)

«Verde ti voglio proprio verde.
Verde vento. Verdi rami.
La barca sul mare
e il cavallo sulla montagna.»

(F. G. Lorca, Romance Sonámbulo)

In Romancero, attraverso il vento, i colori, i riferimenti simbolici, è presente tutto l’universo emotivo del giovane García Lorca che, con una poesia diretta, fa vibrare la terra d’Andalusia.

La “nueva manera espiritualista”

In seguito al Romancero gitano, accolto con tanto favore popolare ma disapprovato da Salvador Dalí e da Luis Buñuel per l’eccessivo lirismo tradizionalista, vi è un breve periodo nel quale va situata l’esperienza delle prose poetiche di carattere surrealista, tra le quali Oda a Salvador Dalí, insieme ad alcune bozze teatrali nelle quali il poeta cerca di superare l’elemento biografico senza però mai aderire completamente al movimento surrealista.

Ode a Salvador Dalí

Nell’ode all’amico Salvador Dalí, Lorca oppone all’estetica del “fiore asettico della radice quadrata” l’immagine della rosa quotidiana come suo ideale di bellezza e di vita:

«Ma anche la rosa del giardino dove vivi.
Sempre la rosa, sempre, nord e sud di noi stessi![20]»

e lo invita a non scordare l’importanza del sentimento d’amore e la sua verità umana:

«Non è l’Arte la luce che ci acceca gli occhi.
Prima è l’amore, l’amicizia o la scherma.[21]»

Da Poeta en Nueva York ai Sonetos del amor oscuro

Poeta en Nueva York

Il libro Poeta en Nueva York, composto tra il 1929 e il 1930 ma pubblicato postumo nel 1940, e che alcuni identificano come la sua opera più compiuta, comprende dieci gruppi di liriche, tra cui l’Ode a Walt Whitman e le composizioni nate nel periodo cubano, e costituisce un superamento della poetica precedente, arricchita di ardite immagini surrealiste.[22]

Poeta en Nueva York è una raccolta poetica di gran complessità letteraria dovuta all’elaborazione del linguaggio poetico e alla molteplicità di prospettive contenute nei due temi essenziali che la compongono: la città e il poeta.[23] Attraverso il tema della città Lorca esprime il sentimento di protesta contro la civiltà moderna e la metropoli nella quale identifica il simbolo dell’angoscia e dell’alienazione umana. Nel 1931 New York gli era apparsa come:[24]

(ES)

«Interpretación personal, abstración impersonal, sin lugar ni tiempo dentro de aquella ciudad mundo. Un símbolo patético: sufrimiento.»

(IT)

«Interpretazione personale, astrazione impersonale, senza luogo né tempo in quella città-mondo. Un simbolo patetico: sofferenza.»

(F. G. Lorca)

Il poeta descrive infatti la città nordamericana come meccanismo stritolante e implacabile, alle cui vittime García Lorca guarda con occhio commosso e sensibile. In particolare, poesie come New York oficina y denuncia o Panorama ciego de New York riflettono la sua incendiata critica nei confronti della disumanizzazione, del mancato rispetto nei confronti della natura e dell’emarginazione dei diseredati, che in Romancero gitano erano appunto rappresentati dai gitani, mentre in queste libro sono soprattutto la comunità nera:[25]

(esF. G. Lorca)

«Yo creo que el ser de Granada me inclina a la comprensión simpática de los perseguidos. Del gitano, del negro, del judío…, del morisco, que todos llevamos dentro.»

(IT)

«Io credo che il fatto di essere di Granada mi spinga all’umana comprensione dei perseguitati. Del gitano, del negro, dell’ebreo…, del moro, che noi tutti ci portiamo dentro.»

L’altro tema, legato alla propria storia personale, elabora un sentimento di nostalgia del passato e della felicità perduta:[26]

(ES)

«Era mi voz antigua
ignorante de los densos jugos amargos.
La adivino lamiendo mis pies
bajo los frágiles helechos mojados.

¡Ay voz antigua de mi amor,
ay voz de mi verdad,
ay voz de mi abierto costado,
cuando todas las rosas manaban de mi lengua
y el césped no conocía la impasible dentadura del caballo!»

(IT)

«Era la mia voce antica
ignara dei densi succhi amari.
La sento lambire i miei piedi
sotto le fragili felci bagnate.

Ahi, voce antica del mio amore,
ahi, voce della mia verità,
ahi, voce del mio aperto costato,
quando tutte le rose nascevano dalla mia lingua
e il prato non conosceva l’impassibile dentatura del cavallo!.»

(F. G. Lorca, Poemas del lago Edem Mills, Poema doble del algo lago Edema, a Eduardo Ugarte)

Struttura

A causa della complessa storia editoriale del manoscritto, dello stato originale dello stesso e delle sue posteriori manipolazioni, è difficile sapere fino a che punto la struttura attuale corrisponde alle intenzioni del poeta. Ad ogni modo, all’interno dell’opera si possono constatare due strutture: una esterna e una interna. La prima è contraddistinta dai titoli delle diverse sezioni, che presentano questa raccolta come la cronaca poetica del viaggio a New York e all’Avana: il viaggio trattato nelle sezioni coincide approssimativamente con quello intrapreso da García Lorca nel periodo tra il 1929 e il 1930, con l’arrivo a New York, il trasferimento nelle campagne del Vermont, il ritorno in città e il viaggio all’Avana; mentre gran parte degli aspetti fondamentali della seconda appaiono in alcune epigrafi.[27]

Le sezioni sono dunque intitolate come segue:

  • Poemas de la soledad en Columbia University

Sono forse i poemi più intimisti di tutta l’opera, che paragonano l’amarezza della sua vita nella metropoli con la felicità della sua infanzia (1910 (Intermedio)). Esprime inoltre la sua delusione per una rottura amorosa (Tu infancia en Menton).

  • Los negros

Dedicata ad Ángel del Río. In questa sezione mostra la sua solidarietà con i neri d’America, denunciandone la situazione sociale e rivendicando la loro identità, di cui elogia la vitalità e la purezza primigenia.

  • Calle y sueños

Dedicata a Rafael Rodríguez Rapún. Questa è la sezione più descrittiva della città nordamericana in cui il poeta esprime l’impressione che gli provocò il vivere nella grande metropoli, la società meccanizzata ed industrializzata e la disumanizzazione dell’economia capitalista.

  • Poemas del lago Eden Mills

Dedicata a Eduardo Ugarte. Il poeta scrive durante la sua permanenza nel Vermont e qui è accentuata la sua depressione a causa della solitudine e del clima della montagna.

  • En la cabana del Farmer (Campo de Newburg)

Dedicato a Concha Méndez y Manuel Altolaguirre. Scritto durante la sua permanenza in campagna, nell’estate del 1929: le poesie di questa sezione alludono a fatti e persone che il poeta conobbe durante le vacanze.

  • Introducción a la muerte (Poemas de la soledad en Vermont)

Sezione dedicata a Rafael Sánchez Ventura nella quale appaiono nuovamente le tematiche della morte e della solitudine, soffermandosi in particolare sulle conseguenze di quest’ultima.

  • Vuelta a la ciudad

Dedicata ad Antonio Hernández Soriano. I poemi di questa sezione sono stati scritti al ritorno del poeta a New York dopo le vacanze, con l’intento di denunciare la mancanza di solidarietà del sistema capitalista americano e la sua mancanza di etica, tematiche evidenziate in particolar modo nel poema Nueva York (Oficina y denuncia).

  • Dos odas

Dedicata ad Armando Guibert, in questa sezione compaiono due poesie: Grito hacia Roma e Oda a Walt Whitman. In queste l’autore mette a confronto e denuncia la mancanza di amore da parte della Chiesa, rispetto all’amore puro e autentico personificato in Walt Whitman.

  • Huida de Nueva York (Dos valses hacia la civilización)

Le poesie di questa sezione hanno un tono più allegro rispetto alle altre: questo è in parte dovuto all’ispirazione che il poeta trae dalla musicalità del valzer, il cui ritmo cerca di essere riprodurre con l’uso del ritornello, e in parte potrebbe essere dovuto alla partenza dalla metropoli.

  • El poeta llega a la Habana

Questa sezione, dedicata a Fernando Ortiz, presenta un unico componimento: Son de negros en Cuba, in cui si mantiene un tono allegro e si nota un maggior ottimismo nei confronti della vita.

Come spiegato dall’autore stesso in una conferenza, la creazione di questa struttura esterna ha lo scopo di rendere l’opera più accessibile e comprensibile al grande pubblico. Nella stessa, l’autore allude anche alla volontà di trasmettere l’immagine stereotipata del viaggiatore che si sente perso nella grande città e cerca sollievo in campagna, provando felicità nel lasciare la metropoli e nel giungere a Cuba, sebbene anche la campagna si riveli differente dal luogo idilliaco da lui immaginato.[28]

Con le cinque epigrafi presenti nell’opera, che instaurano un dialogo con Cernuda, Guillén, Aleixandre, Garcilaso e Espronceda, Lorca introduce il secondo tema della raccolta: l’infelicità amorosa. Ecco l’elenco:

«Furia color de amor / amor color de olvido»

(Luis Cernuda)

Nella prima sezione, descrive come l’amore passi dalla furia per l’abbandono all’oblio.

«Sí, tu niñez: ya fábula / de fuentes»

(Jorge Guillén)

L’epigrafe, in apertura di Tu infancia en Menton, rimanda a Guillén: il poeta, addolorato per l’amore tradito, sembra voltarsi al passato, sebbene non rinunci a cercare una felicità pur sapendo che non potrà avere la purezza della prima volta.

«Un pajaro de papel en / el pecho / dice que el tiempo de los / besos no ha llegado»

(Vicente Aleixandre)

In apertura alla terza sezione, l’epigrafe da Aleixandre ripete il dolore di un amore infranto.

«Nuestro ganado pace, el / viento espira»

(Garcilaso)

La citazione da Garcilaso apre il Poema doble del lago Eden.

«La luna en el mar riela, / en la luna gime el viento, / y alza en blando movimiento / olas de plata y azul»

(Espronceda)

La citazione da Espronceda si legge nell’incipit di Luna y panorama de los insectos (Poema de amor) e sembra alludere al valore della libertà che sprezza la morte.

Le epigrafi lasciano intravedere un mondo complesso e una ricchezza di significati che non possono essere racchiusi in un’interpretazione univoca, rendendo così El poeta en Nueva York una delle opere più complesse dell’autore.[29]

Seis poemas gallegos

Seis poemas gallegos è un’opera doppiamente unica nel panorama garcíalorchiano: è in galiziano, lingua differente da quella del poeta, e non vi sono altri esempi in tal senso all’interno della sua produzione letteraria. È per questo particolarmente interessante conoscere come è nata.

Lorca visita per la prima volta la Galizia nel 1916, in occasione di un viaggio di studi organizzato da uno dei suoi professori: visita Santiago di Compostela, A Coruña, Lugo, Betanzos e Ferrol. Nella Residencia de Estudiantes di Madrid conosce il musicologo galiziano Jesús Bal y Gay, con l’aiuto del quale si avvicina al folclore musicale di quella terra, in un periodo durante il quale García Lorca sta anche leggendo con grande passione i “cancioneiros galego-portugueses” ed autori galiziani come Rosalía de Castro, Curros Enríquez, Eduardo Pondal, Amado Carballo e Manuel António.

Nel 1931 conosce Ernesto Guerra da Cal, nazionalista galiziano che fin dall’infanzia risiede a Madrid, e che lo introduce all’interno dell’entourage galiziano della capitale spagnola.

Nel maggio del 1932 García Lorca realizza il suo secondo viaggio in Galizia, per dare una serie di conferenze. A Santiago di Compostela fa amicizia con Carlos Martínez-Barbeito.

Nell’agosto del 1932, effettua un terzo viaggio in Galizia, viaggio legato al giro di spettacoli che la sua compagnia teatrale, “La Barraca”, sta effettuando in varie città e villaggi della regione, e in novembre tiene una serie di conferenze con Xosé Filgueira Valverde, e pubblica nella rivista Yunque di Lugo il primo dei suoi “poemas galegos”: Madrigal â cibdá de Santiago, scritto con l’aiuto di Francisco Lamas e Luís Manteiga.

Nel 1933, Lorca incontra Eduardo Blanco Amor, all’epoca corrispondente del quotidiano argentino La Nación; il giornalista si dà da fare affinché Lorca venga conosciuto in Argentina, tanto che, quando Lorca percorre il Paese sudamericano, riceve una calorosa accoglienza da parte della popolazione, soprattutto quella di origine galiziana. Come ringraziamento, Lorca scrive Cántiga do neno da tenda, e una volta tornato in Spagna manterrà con Blanco Amor una forte relazione di amicizia, il quale trascorrerà varie volte il proprio tempo nella casa di Lorca a Fuente Vaqueros. È sempre grazie all’aiuto di Blanco Amor che Federico García Lorca riesce a pubblicare le sue composizioni in galiziano con il libro Seis poemas galegos del 1935, per i tipi dell’editorial Nós: le poesie sono composizioni che da un lato posseggono le stesse caratteristiche di spontaneità di quelle contenute in Canciones, il libro di Lorca del (1927), ma che allo stesso tempo, hanno ritmi propri della tradizione letteraria della Galizia. Quanto alla difficoltà di García Lorca di scrivere in una lingua differente dalla propria, due sono le versioni succedutesi nel corso degli anni: quella di Ernesto Guerra da Cal, che nell’ultimo periodo della propria vita sostenne di essere l’autore della trasposizione in galiziano, affermazione che trovò appoggio da parte di Xosé Luís Franco Grande, e quella, contrapposta, di Eduardo Blanco Amor, secondo la quale le poesie erano sotto tutti i punti di vista da attribuirsi a García Lorca. È quest’ultima tesi quella che ha trovato riscontro nelle indagini successive condotte da vari studiosi.

Llanto por Ignacio Sánchez Mejías

In seguito alla morte dell’amico torero caduto nell’arena, García Lorca scrive il Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935), in quattro parti.

Il componimento, dopo l’irrompente inizio della prima parte (“La cogida y la muerte” – Il cozzo e la morte -, introdotta e scandita dalle famose “cinco de la tarde” che suonano in tutti gli orologi del mondo), prende via via un tono più pacato (nella seconda parte, “La sangre derramada” – Il sangue versato – e nella terza parte “Cuerpo presente” – Corpo presente) -, e cede alla fine all’elegia e al rimpianto per l’amico morto levandosi a ricordarne la grandezza al di là della morte (nella quarta e ultima parte “Alma ausente” -Anima assente -, che così termina):

(ES)

«Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos.»

(IT)

«Io canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
La nobile maturità della tua conoscenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.

Passerà molto tempo prima che nasca, se nasce,
un andaluso così illustre, così ricco d’avventura.
Io canto la sua eleganza con parole che gemono
e ricordo una brezza triste fra gli olivi.»

(F. G. Lorca, Alma ausente)

Diván del Tamarit

Il Diván del Tamarit, scritto fra il 1932 eil 1934 e pubblicato postumo nel 1940, rappresenta la fine del lungo monologo interiore per chiudersi nel silenzio del dramma personale con versi ormai privi di ogni scuola o maniera nei quali il poeta cerca la sua verità interiore.

CASIDA DEL PIANTO

Ho chiuso la mia finestra
perché non voglio udire il pianto,
ma dietro i grigi muri
altro non s’ode che il pianto.
Vi sono pochissimi angeli che cantano,
pochissimi cani che abbaiano;
mille violini entrano nella palma della mia mano.
Ma il pianto è un cane immenso,
il pianto è un angelo immenso,
il pianto è un violino immenso,
le lacrime imbavagliano il vento.
E altro non s’ode che il pianto.

Sonetos del amor oscuro

Il 17 marzo 1984 verranno pubblicati gli undici Sonetti dell’amore oscuro sul giornale “ABC” che costituiscono il documento della passione privata omosessuale espressi attraverso la forma classica del sonetto.

I sonetti verranno commentati dal poeta Vicente Aleixandre, che nel 1937 ne aveva ascoltato le prime composizioni, come “prodigio di passione, di entusiasmo, di felicità, di tormento, puro e ardente monumento all’amore… .”

(ES)

«Noche arriba los dos con luna llena,
yo me puse a llorar y tú reías.
Tu desdén era un dios, las quejas mías
momentos y palomas en cadena.

Noche abajo los dos. Cristal de pena,
llorabas tú por hondas lejanías.
Mi dolor era un grupo de agonías
sobre tu débil corazón de arena.

La aurora nos unió sobre la cama,
las bocas puestas sobre el chorro helado
de una sangre sin fin que se derrama.

Y el sol entró por el balcón cerrado
y el coral de la vida abrió su rama
sobre mi corazón amortajado.»

(IT)

«Notte alta noi due con luna piena.
Io ruppi in pianto mentre tu ridevi.
Il tuo scherno era un dio,
le mie lagnanze momenti e poi colombe senza fine.

Notte bassa noi due. Specchio di pena,
piangevi tu in remote lontananze.
Il mio dolore era un groppo d’agonie
sopra il tuo debole cuore di sabbia.

L’aurora ci congiunse sopra il letto,
le bocche contro il gelido fluire
di uno sbocco di sangue senza fine.

E il sole entrò filtrando dal balcone,
e aprì il corallo i rami della vita
sopra il mio cuore avvolto nel sudario.»

(Garcia Lorca, Noche del amor insomne)

L’opera teatrale

Francisco Umbral nel suo saggio Lorca, poeta maldito pubblicato nel 1978 scrive: “… tutta la drammaturgia di Lorca altro non è che la rappresentazione della sua radicale e personale tragicità interiore”.

L’opera teatrale di Lorca è infatti la drammatica rappresentazione del conflitto ontologico personale dell’autore vissuta attraverso personaggi che denunciano le sue stesse inquietudini e tentano di ribellarsi agli stessi pregiudizi.

Le prime commedie

Il tema del sogno e dell’evasione che assumerà un ruolo fondamentale nella successiva drammaturgia lorchiana, è affrontato nell’ingenuo dramma giovanile El maleficio de la mariposa un dramma in versi sull’impossibile amore tra uno scarafaggio e una farfalla, che non è però accolto affatto bene dal pubblico e che spiegherebbe il perché Lorca abbia poi sempre dichiarato che è Mariana Pineda, del 1927, il suo primo copione per il teatro.

Anche in quest’ultima opera, comunque, è dominante il tema del desiderio di libertà nel quale Mariana identifica l’amore e la persona amata.

Le commedie da farsa

La zapatera prodigiosa (La calzolaia meravigliosa) e El amor de don Perlimplín con Belisa en su jardín sono due deliziose commedie ritagliate dal teatro di burattini che Lorca amava in modo particolare, e che, insieme a Los títeres de cachiporra (I burattini di legno) e Retablillo de don Cristóbal (Teatrino di don Cristóbal), portano avanti il dialogo intimo del poeta tra lirismo e dramma.

Queste commedie da farsa, come annunciano i sottotitoli, si muovono al ritmo dei ballet con infinita grazia e rappresentano, con il tema predominante dell’evasione dal grigiore della realtà quotidiana, una variante letteraria che si risolve in felice tragicommedia.

Le opere più mature

Bodas de sangre, Yerma, La casa de Bernarda Alba sono opere che rivelano un Lorca maturo e maggiormente attento ai problemi sociali.

In queste opere i personaggi femminili aspirano all’amore e lottano e si ribellano contro le ipocrisie della vita e scelgono in alternativa allo squallore e alla miseria, la disperazione e la morte.

Nella prima tragedia, Bodas de sangre, la promessa sposa fugge il giorno delle nozze con l’amante Leonardo; in Yerma, la protagonista da cui l’opera prende il nome rifiuta il suo stato di sterilità e uccide il marito, simbolo dell’egoismo maschile; nella terza Adela, la figlia minore di Bernarda Alba, preferisce il suicidio alla rinuncia all’amore e intorno a lei si crea il silenzio, quello stesso silenzio che pesa sul personaggio femminile di Doña Rosita la soltera o El lenguaje de las flores, il dramma che venne rappresentato nel 1935.

Rosita è una giovane zitella che vive immersa nella solitudine e nel rimpianto dell’amore mancato, ferma con la fantasia alla promessa d’amore naufragata con gli anni e la lontananza.

La pièce surrealista Así que pasen cinco años (19301931), come dice il sottotitolo “Leyenda del tiempo”, è un’allegoria del tempo dove risalta il contrasto tra l’ansia di amare e la mancata realizzazione del sentimento.

Le ultime opere

El público, composto nel 1930 e il frammento Comedia sin título (Commedia senza titolo) del 1936 rimasero inedite fino agli anni ottanta e affrontano, l’una, il tema dell’omosessualità, l’altra, della funzione dell’arte e della rivoluzione sociale.

Lorca si apre ad un teatro simbolico e surreale che viene definito “impossibile” e “irrappresentabile” per il suo tempo e la morale corrente, e nel quale anticipa, con coraggio, temi di grande attualità.

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VEDI I VIDEO “Alle cinque della sera” letta da Arnoldo Foà , … e da Carmelo Bene  , “A las cinco de la tarde” letta da Berta Singerman , Canzoni e poesie , Lorca secondo Leonard Cohen

Da Lamento per Ignacio Sánchez Mejías

 

IL COZZO E LA MORTE

Alle cinque della sera.

Eran le cinque in punto della sera.

Un bambino portò il lenzuolo bianco

alle cinque della sera.

Una sporta di calce già pronta

alle cinque della sera.

Il resto era morte e solo morte

alle cinque della sera.

Il vento portò via i cotoni

alle cinque della sera.

E l’ossido seminò cristallo e nichel

alle cinque della sera.

Già combatton la colomba e il leopardo

alle cinque della sera.

E una coscia con un corno desolato

alle cinque della sera.

Cominciarono i suoni di bordone

alle cinque della sera.

Le campane d’arsenico e il fumo

alle cinque della sera.

Negli angoli gruppi di silenzio

alle cinque della sera.

Solo il toro ha il cuore in alto!

alle cinque della sera.

Quando venne il sudore di neve

alle cinque della sera,

quando l’arena si coperse di iodio

alle cinque della sera,

la morte pose le uova nella ferita

alle cinque della sera.

Alle cinque della sera.

Alle cinque in punto della sera.

Una bara con ruote è il letto

alle cinque della sera.

Ossa e flauti suonano nelle sue orecchie

alle cinque della sera.

Il toro già mugghiava dalla fronte

alle cinque della sera.

La stanza s’iridava d’agonia

alle cinque della sera.

Da lontano già viene la cancrena

alle cinque della sera.

Tromba di giglio per i verdi inguini

alle cinque della sera.

Le ferite bruciavan come soli

alle cinque della sera.

E la folla rompeva le finestre

alle cinque della sera.

Alle cinque della sera.

Ah, che terribili cinque della sera!

Eran le cinque a tutti gli orologi!

Eran le cinque in ombra della sera!

LA COGIDA Y LA MUERTE

A las cinco de la tarde.

Eran las cinco en punto de la tarde.

Un niño trajo la blanca sábana

a las cinco de la tarde.

Una espuerta de cal ya prevenida

a las cinco de la tarde.

Lo demás era muerte y sólo muerte

a las cinco de la tarde.

El viento se llevó los algodones

a las cinco de la tarde.

Y el óxido sembró cristal y níquel

a las cinco de la tarde.

Ya luchan la paloma y el leopardo

a las cinco de la tarde.

Y un muslo con un asta desolada

a las cinco de la tarde.

Comenzaron los sones de bordón

a las cinco de la tarde.

Las campanas de arsénico y el humo

a las cinco de la tarde.

En las esquinas grupos de silencio

a las cinco de la tarde.

¡Y el toro solo corazón arriba!

a las cinco de la tarde.

Cuando el sudor de nieve fue llegando

a las cinco de la tarde,

cuando la plaza se cubrió de yodo

a las cinco de la tarde,

la muerte puso huevos en la herida

a las cinco de la tarde.

A las cinco de la tarde.

A las cinco en punto de la tarde.

Un ataúd con ruedas es la cama

a las cinco de la tarde.

Huesos y flautas suenan en su oído

a las cinco de la tarde.

El toro ya mugía por su frente

a las cinco de la tarde.

El cuarto se irisaba de agonía

a las cinco de la tarde.

A lo lejos ya viene la gangrena

a las cinco de la tarde.

Trompa de lirio por las verdes ingles

a las cinco de la tarde.

Las heridas quemaban como soles

a las cinco de la tarde,

y el gentío rompía las ventanas

a las cinco de la tarde.

A las cinco de la tarde.

¡Ay qué terribles cinco de la tarde!

¡Eran las cinco en todos los relojes!

¡Eran las cinco en sombra de la tarde!

Federico García Lorca

(da Lamento per Ignacio Sánchez Mejías, 1935)

3 poesie di Federico García Lorca che parlano d’amore

Le poesie di Federico García Lorca nascono in Andalusia, lì dove nacque il poeta e dove 38 anni dopo sarebbe stato fucilato. Federico García Lorca nacque il 5 giugno 1898. Nella provincia di Granada vicino a un villaggio chiamato Soto de Roma ce n’è uno chiamato Fuente Vaqueros e un altro Asquerosa. Federico García Lorca nacque Fuente Vaqueros e poco dopo la sua famiglia si trasferì nella città più vicina, cioè ad Asquerosa.  Qui visse la sua infanzia e la sua adolescenza nella quale il paesaggio influenzò i suoi primi versi.  Inizia così la storia di un poeta puro e pulito, con un cuore ampio che ha reso la sua poesia e la sua vita grandiosa, profonda e piena di umanesimo.

Così che scrisse:

“Tengo una poesía de abrirse las venas, una poesía evadida ya de la realidad como una emoción donde se refleja todo mi amor por las cosas y mi guasa por las cosas. Amor de morir y burlar de morir.”

(Ho una poesia per aprire le mie vene, una poesia che evade dalla realtà come un’emozione dove si riflette tutto il mio amore per le cose e il mio scherzare per le cose. Amare di morire e burlarmi della morte).

Suo padre, Federico García Rodríguez era un uomo semplice, benestante e intelligente e aveva sposato Vicenta Lorca, un’insegnante tranquilla, discreta, gentile così visse l’infanzia in una casa piena di comprensione e armonia.

Dove nascono le poesie di Federico García Lorca

Nel 1915 la poesia inizia a nascere in García Lorca.

È una poesia intima, da adolescente spinta dal desiderio di creare. I primi scritti che pubblica sono opere in prosa. Anni dopo si trasferì a Madrid e soggiornò nella famosa Residencia de Estudiantes.  Nella residenza poté incontrare altri giovani intellettuali nelle famose tertulias al caffè del Al Rinconcillo dove, dal 1919 cominciò a frequentare e diventare amico dei più importanti intellettuali del tempo, come Salvador Dalí (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989) e Luis Buñuel. Si dice che Lorca abbia incoraggiato Dalí a scrivere e che il famoso pittore surrealista abbia fatto lo stesso invitando Lorca a dipingere. Frequentò anche Juan Ramón Jiménez e quella figliata di scrittori che diede il nome alla Generazione del ’27, come Dámaso Alonso, Gerardo Diego, Luis Cernuda, Vicente Aleixandre e Rafael Alberti, tra gli altri.  Aveva appena compiuto 38 anni quando scoppiò la rivolta di Franco Franco il 17 luglio 1936, in Marocco.

A quel tempo aveva già scritto le sue opere più emblematiche: le opere teatrali Nozze di sangue (Bodas de Sangre),Yerma e La Casa di Bernarda Alba. E molte poesie di Federico García Lorca erano già state pubblicate nel:

Poema del Cante jondo, Canciones e Poeta en Nueva York.

Federico García Lorca si definiva “cattolico, comunista, anarchico, libertario, tradizionalista e monarchico”, ma, se credeva in qualcosa, era nella libertà:

“Sulla bandiera della libertà, ho ricamato il più grande amore della mia vita”.

Il 10 giugno 1936 Lorca che aveva manifestato l’intenzione di recarsi in Messico, decise prima del viaggio di andare a Granada, non si sa per quale motivo. Fece il giro del mondo la notizia dell’arresto di Federico García Lorca. Secondo le notizie, il poeta era stato scoperto a casa di un amico ed era in prigione.  Non si seppe mai, se per errore, per vendetta personale o per ragioni politiche, e nonostante le molti voci che si alzarono in suo aiuto perché fu fucilato né dove si trovasse il suo corpo.

Tornò a camminare, nelle prime ore di quel mattino, attraverso quei campi che decenni prima gli avevano regalato tanti momenti felici con gli amici e i fratelli. Lì, tra la terra e la polvere, il suo corpo cadde senza vita dopo l’esecuzione il 18 agosto del 1936 (il 19 agosto secondo altre fonti).

3 poesie di Federico García Lorca

El poeta habla por teléfono con el amor

Tu voz regó la duna de mi pecho

en la dulce cabina de madera.

Por el sur de mis pies fue primavera

y al norte de mi frente flor de helecho.

Pino de luz por el espacio estrecho

cantó sin alborada y sementera

y mi llanto prendió por vez primera

coronas de esperanza por el techo.

Dulce y lejana voz por mí vertida.

Dulce y lejana voz por mí gustada.

Lejana y dulce voz amortecida.

Lejana como oscura corza herida.

Dulce como un sollozo en la nevada.

¡Lejana y dulce en tuétano metida!

Il poeta parla al telefono con il suo amore

La tua voce irrigò la duna del mio petto

nella dolce cabina di legno.

A sud dei miei piedi fu primavera

al nord della mia fronte, fiore di felce.

Pino di luce nello spazio angusto

cantò senza alba e semina,

e il mio pianto catturò per la prima volta

corone di speranza attraverso il tetto.

Dolce e lontana voce per me versata.

Dolce e lontana voce da me gustata.

Lontana e dolce voce attenuata.

Lontana mangia opaca capriola ferita.

Dolce come un singhiozzo nella neve.

Lontana e dolce nel midollo iniettata!

Poesie di Federico García Lorca:

Il poeta parla al telefono con il suo amore

Llagas de amor

Esta luz, este fuego que devora.

Este paisaje gris que me rodea.

Este dolor por una sola idea.

Esta angustia de cielo, mundo y hora.

Este llanto de sangre que decora

lira sin pulso ya, lúbrica tea.

Este peso del mar que me golpea.

Este alacrán que por mi pecho mora.

Son guirnalda de amor, cama de herido,

donde sin sueño, sueño tu presencia

entre las ruinas de mi pecho hundido.

Y aunque busco la cumbre de prudencia

me da tu corazón valle tendido

con cicuta y pasión de amarga ciencia.

Piaghe d’amore

La luce, questo fuoco che divora.

Questo paesaggio grigio che m’attornia.

Questa pena per una sola idea.

Quest’angoscia di cielo, terra e d’ora.

Questo pianto di sangue che decora

lira senza timbro, torcia senza presa.

Questo peso del mare che mi percuote.

Questo scorpione che nel mio petto attende.

Ghirlanda d’amore, letto di ferito,

dove insonne, sogno la tua presenza

dentro le rovine del mio petto abbattuto;

e se ricerco una vetta di prudenza

il tuo cuore mi dà una valle densa

di cicuta e passione d’aspra scienza.

Alba

Mi corazón oprimido

siente junto a la alborada

el dolor de sus amores

y el sueño de las distancias.

La luz de la aurora lleva

semillero de nostalgias

y la tristeza sin ojos

de la médula del alma.

La gran tumba de la noche

su negro velo levanta

para ocultar con el día

la inmensa cumbre estrellada.

¡Qué haré yo sobre estos campos

cogiendo nidos y ramas,

rodeado de la aurora

y llena de noche el alma!

¡Qué haré si tienes tus ojos

muertos a las luces claras

y no ha de sentir mi carne

el calor de tus miradas!

¿Por qué te perdí por siempre

en aquella tarde clara?

Hoy mi pecho está reseco

como una estrella apagada.

Alba

Il mio cuore oppresso

sente con l’alba

la pena d’amore

e il sogno della distanza.

La luce dell’aurora porta

un vivaio di nostalgie

e la tristezza senza occhi

del midollo dell’anima.

La gran tomba della notte

stende il suo nero velo

per nascondere col giorno

l’immensa volta stellata.

Che farò in questi campi,

cogliendo nidi e rami,

circondato dall’aurora

e pieno di notte l’anima!

Che farò se i tuoi occhi

sono morti a¡ nella luce

e la mia carne non può sentire

il calore dei tuoi sguardi!

Perché ti ho perduta per sempre

in quella chiara sera?

Oggi il mio cuore è arido

come una stella spenta.