2. CATECHESI PER ADULTI, Scheda 10

UNITA’ PASTORALE DI SAN POLO E VAZZOLA 

CATECHESI PER ADULTI

ANNO PASTORALE 2020-2021

 

TEMA: “GETTARONO LA RETE E …

Dalla lettera pastorale del vescovo Corrado

 “Gettarono la rete e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.”

In questo gesto di gettare la rete – che si rivela, nonostante tutto, un atto di fiducia nella parola di Gesù, pur non ancora esplicitamente riconosciuto – si compie realmente e definitivamente il passaggio di Pietro e dei suoi compagni da pescatori di pesci a pescatori di uomini. Quella rete che si riempì miracolosamente di una quantità enorme di pesci, senza tuttavia rompersi, diventò da quel momento il simbolo e l’espressione di un mandato missionario che trasformò per sempre la vita di quegli uomini. La loro missione diventò per sempre, fino alla morte, quella di “mettere in rete” le persone con Gesù e fra di loro… “facendo rete” secondo il vangelo di Gesù.

Continuiamo a riflettere… 

  • Fu questione di fiducia…

  • È questione di fiducia: si può tentare sulla parola di chi ti fidi. Si può tentare, se ancora hai fiducia nel tuo mestiere, se ancora speri che sia possibile il miracolo di una pesca diversa. Pesci di ogni specie potranno essere felici di tuffarsi fiduciosi nella rete. Pesci di ogni parte della terra, pronti a riempire reti per ritrovare il mare. Tutto sta nel buttare le reti dalla parte giusta. Ma è la parte giusta quella di chi pensa alla vita come sola sopravvivenza? Forse è la parte giusta quella di chi agisce solo per sfruttare condizioni, situazioni, affari a danno degli altri? È la parte giusta quella di chi condanna alla fame, alla nudità, all’ignoranza, alla schiavitù, creature che come tutti gli uomini hanno avuto in dono la vita? Qual è la parte giusta, qual è quella che davvero apre al miracolo di uomo ricco di umanità che ascolta il grido dei disperati e diventa compagno di ogni afflizione, voce coraggiosa di chi non ha più voce?

  • Buttare la rete dalla parte giusta è questione di fiducia, di fede. Si può anche ritornare sui propri passi, si può rimettere in discussione un’intera notte di fatica, l’arte di un mestiere imparato in una vita intera, si può anche essere insultati nel ritornare a pescare in ore inopportune, ma se quella pesca apre al miracolo di una nuova umanità che sappia nuotare nel mare della pace,   allora:  ”Sulla tua parola getterò la rete”.

(tratto dal testo: “Mestieri all’aria aperta” di Erri De Luca- Don Gennaro Matino

 Dall’enciclica “FRATELLI  TUTTI”  di Papa Francesco

  1. Paradossalmente, ci sono paure ancestrali che non sono state superate dal progresso tecnologico; anzi, hanno saputo nascondersi e potenziarsi dietro nuove tecnologie. Anche oggi, dietro le mura dell’antica città c’è l’abisso, il territorio dell’ignoto, il deserto. Ciò che proviene di là non è affidabile, perché non è conosciuto, non è familiare, non appartiene al villaggio. È il territorio di ciò che è “barbaro”, da cui bisogna difendersi ad ogni costo. Di conseguenza si creano nuove barriere di autodifesa, così che non esiste più il mondo ed esiste unicamente il “mio” mondo, fino al punto che molti non vengono più considerati esseri umani con una dignità inalienabile e diventano semplicemente “quelli”. Riappare «la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità».

  1. La solitudine, le paure e l’insicurezza di tante persone, che si sentono abbandonate dal sistema, fanno sì che si vada creando un terreno fertile per le mafie. Queste infatti si impongono presentandosi come “protettrici” dei dimenticati, spesso mediante vari tipi di aiuto, mentre perseguono i loro interessi criminali. C’è una pedagogia tipicamente mafiosa che, con un falso spirito comunitario, crea legami di dipendenza e di subordinazione dai quali è molto difficile liberarsi.

Globalizzazione e progresso senza una rotta comune

 

  1. Con il Grande Imam non ignoriamo gli sviluppi positivi avvenuti nella scienza, nella tecnologia, nella medicina, nell’industria e nel benessere, soprattutto nei Paesi sviluppati. Ciò nonostante, «sottolineiamo che, insieme a tali progressi storici, grandi e apprezzati, si verifica un deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità. Tutto ciò contribuisce a diffondere una sensazione generale di frustrazione, di solitudine e di disperazione […]. Nascono focolai di tensione e si accumulano armi e munizioni, in una situazione mondiale dominata dall’incertezza, dalla delusione e dalla paura del futuro e controllata dagli interessi economici miopi». Segnaliamo altresì «le forti crisi politiche, l’ingiustizia e la mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali. […] Nei confronti di tali crisi che portano a morire di fame milioni di bambini, già ridotti a scheletri umani – a motivo della povertà e della fame –, regna un silenzio internazionale inaccettabile». Davanti a questo panorama, benché ci attraggano molti progressi, non riscontriamo una rotta veramente umana.

Ci interroghiamo

  • Chiediamoci quale pesca vogliamo compiere nella nostra vita, cosa vogliamo realizzare e se da soli o insieme a Gesù.

 

Terza settimana di Avvento

Come già nella seconda, anche nella terza domenica di Avvento l’attenzione si concentra sulla figura di Giovanni Battista, il precursore. Ultimo dei profeti che annunciano il Cristo, riassume in se stesso la storia dell’attesa del Messia nel popolo eletto. Nella terza domenica, detta “Gaudete”, tutto è avvolto dalla gioia: “gioite”, perché la vicinanza del Signore è fonte di gioia.

Il Battista orienta tutti noi a Gesù, ci insegna a non metterci al centro, ma a lasciare solo a Lui ogni onore e privilegio. Non è lui la luce, perché Gesù Cristo è la luce; non è Elia né il profeta atteso: Giovanni è solo una voce che annuncia, un uomo mandato da Dio. Egli viene come testimone. Ed è il paradossale testimone che precede il Messia. Così Giovanni diviene figura di ogni credente che è chiamato a essere testimone, testimone che segue il Messia, che viene dopo il Signore.

Preghiamo

Aiutaci, Signore, a rendere testimonianza alla tua luce e ad annunciarla agli uomini nostri fratelli. Insegnaci ad essere voce che grida le esigenze del Regno e a preparare la tua via con le nostre azioni.     Amen