2. CATECHESI PER ADULTI: E’ NATALE! Scheda 11

UNITA’ PASTORALE DI SAN POLO E VAZZOLA 

ANNO PASTORALE 2020-2021, Scheda 11 

 

TEMA: Dal Natale chiamati a diventare figli: per riscoprirci umani e simili a Dio

Da sempre “il Natale è un’opportunità privilegiata per meditare sul senso e sul valore della nostra esistenza”. Queste parole di Benedetto XVI ci fanno capire l’occasione che il tempo di Natale ci dona: la possibilità di riscoprirci, guardando dentro e fuori di noi, alla luce del più grande dei misteri: Dio che si fa uomo, per farci diventare suoi figli.

Insieme a Lui, tutti noi possiamo rinnovare la nostra nascita e contemporaneamente le nostre vite, perché il Natale vuol dire nascere, ma non si ferma a questo.

“Abbiamo davanti il Cristo bambino: cresciamo insieme con lui”. Così, nei “Discorsi”, Sant’Agostino ci parla di una dimensione essenziale del Natale: la crescita. Una crescita che si deve intendere non a livello di quantità, ma di qualità, per rinnovarci e migliorarci. L’immagine che arriva dalle riflessioni di Agostino è infatti quella di Gesù bambino che ci invita a prendere la sua manina e seguirlo passo passo. Solitamente, quando parliamo di crescita per un bambino, pensiamo al percorso che lo farà diventare più grande, adulto e maturo. La crescita che ci offre Gesù va ben oltre queste dimensioni, perché ci fa diventare più esseri umani.

Questa crescita è impegnativa, ma è la benedizione che il Signore fa ad ognuno di noi. Non ci resta che aprire i nostri cuori per accoglierla e permettere alla sua grazia di generare frutti di pace, comunione e riconciliazione.

Di questa crescita abbiamo bisogno, soprattutto alla fine di quest’anno tanto sofferente e alla vigilia di quello che si appresta ad iniziare, ricco di speranze. La pandemia ci ha separati, ci ha fermati… Il Natale può riunirci e farci crescere come esseri umani.

Dio che si fa uomo, infatti, ci dice che Lui è sceso tra noi per ritrovare l’uomo e ricondurlo alla sua vera essenza: quella in cui Lui ci ha fatto, a sua immagine e somiglianza, per prenderci cura di noi stessi, del prossimo e del creato; quella che Lui ci ricorda proprio tramite Gesù, che è l’Uomo Nuovo, l’uomo che è esempio e strada da seguire.

Dio è diventato uomo per noi che, accogliendo il dono di diventare suoi figli, cresciamo nella nostra umanità. Questa è la bellezza del Natale, una festa che non è una data, ma un “luogo” dove ritrovarci, rinascere e crescere, insieme al Bambino Gesù.

 

Quello di quest’anno sarà un Natale diverso a causa del virus?

Papa Francesco ha detto: “Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla”. Certo non può essere un Natale come altri…

La crisi ci ha mostrato quanto è urgente trovare una maggiore umanità. Diventando carne, Dio ci comunica la grande dignità dell’umanità. Ma ci dice anche che “è nell’uomo e attraverso l’uomo che tu mi incontri”. Per conoscere il divino, dobbiamo conoscere l’umano e crescere come uomini. Quando Dio ha creato l’uomo, lo ha fatto in un disegno d’amore a sua immagine e somiglianza. Quindi più l’uomo è uomo, più è simile a Dio. Ma perché questo accada c’è bisogno di umiltà. Il Natale ci fa capire che non esiste altra via se non quella dell’umiltà per incontrare l’uomo e Dio. Vuol dire che non dobbiamo aver paura degli affetti e dell’altro. Per questo, scegliendo di farsi uomo, Dio sceglie il più piccolo fra noi, un bambino in una famiglia, perché un bambino deve essere accolto, accudito, difeso…: questa è la genialità di Dio, che così rompe le barriere che tutti abbiamo, ci fa entrare in contatto con Lui e ci salva.

“C’erano in quella regione alcuni pastori…”: chi sono i “pastori” di oggi?

I pastori hanno visto la luce e semplicemente sono andati a vedere.

Noi siamo molto più complicati: siamo concentrati troppo su di noi e non su quello che accade fuori di noi. Il pastore è chi ha bisogno dell’altro, perché Dio è andato e va anche oggi da chi ha bisogno.  Il mistero di Cristo arriva solo a chi è aperto all’altro, perché quello che Gesù chiede all’uomo è di accoglierlo: Non ci sono delle condizioni che dobbiamo rispettare per ricevere Dio, tranne capire che non bastiamo a noi stessi.

 

Si parla spesso di “rinascita”: che cosa significa per noi… e… siamo pronti a farlo?

I momenti di crisi, come quello attuale, possono essere occasioni favorevoli per mostrarci la nostra fragilità e purificare la nostra vita da cose inutili. Forse durante l’anno alcuni bisogni, alcune priorità  sono venute alla luce anche nella nostra vita: una nuova fame di Parola di Dio, di una nuova Sapienza che ci accompagni nella giornata, la necessità di relazione, il fatto che non ci si salva da soli, il bisogno di lavorare insieme nel rispetto dell’altro e uniti per riscostruire la vita di tutti, la cura dei più fragili, la grande urgenza di tutelare la natura e il Creato.. Queste sono lezioni da imparare per rinascere. La vera rinascita, infatti, parte dall’uomo che cambia e riconosce la Verità che abita in lui. Il Natale ci dice questo: ripartiamo dall’uomo e incontreremo Dio.

Dalla Lettera Apostolica “Admirabile signum” di Papa Francesco

sul significato e valore del presepe

 

Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia. Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe, infatti, è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della Sacra Scrittura. Mentre contempliamo la scena del Natale, siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui…

Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno di ogni vita. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione; un amico fedele che ci sta sempre vicino; ci ha dato il suo Figlio che ci perdona e ci risolleva dal peccato.

In modo particolare, … il presepe è un invito a “sentire”, a “toccare” la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla Croce. È un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi.

 

Preghiamo: Signore, aiutaci a fare delle nostre vite un capolavoro d’amore a immagine di Gesù, colui che è venuto per insegnarci a vivere in questo mondo.                  Amen