Un’aggiuta di un secondo testo di Carlo e don Francesco

Una paginetta di corrispondenza tra Don Francesco e Carlo Camillo
Piccola condivisione di don Francesco

Carissimo Carlo, la tua essenzialità sempre saggia e sapiente che mi hai delicatamente iniettato con i tuoi dialoghi nel corridoio della canonica durante il tempo della mia crisi che ho attraversato, mi fa pensare che questa sera nell’Eucaristia saremo davvero uniti, anche se saremo in due luoghi diversi, in Cristo. Pensando a te mi viene in mente Santa Teresina del Bambino Gesù e del Santo Volto che trasaliva di gioia pensando che Dio avrebbe creato tutto anche soltanto per lei … così per te, per me, per tutti. Con un abbraccio stretto e fraterno ti affido tutto al Signore e alla Madre sua per gustare insieme entrambi la loro solidarietà. BUONA E SANTA NOTTE tuo fratello e amico fin da quando ti ho conosciuto per quello che sei … Don Francesco che tu sai che ti vuol un gran bene

RISPOSTA di CARLO

 

 

Don Francesco, leggo solo questa sera, dopo tre giorni! I buoni pensieri e i buoni sentimenti non si rifiutano mai, e in questi giorni, con tutto il tuo incredibile comportamento, il tuo affetto mi lascia senza fiato!

 Leggo, qui, cose evidentemente esagerate, ma forse più della correttezza delle nostre impressioni conta il prendersi cura, l’empatia, la carità. Chissà, non ci è stato insegnato invano che siamo oggetto  dell’amore non per il nostro valore intrinseco, ma siamo scrigni ricolmi di valore perché amati gratuitamente!

GRAZIE DI OGNI COSA, DI OGNI ATTENZIONE, DI OGNI PREGHIERA!

 Da anni vado pensando quanto sia consolante che nessuno può parlare con il Signore raccontando solo le sue gioie e le sue pene: il mondo intero è dentro ogni sguardo che rivolgiamo a Lui, e in ogni istante di ogni giorno anch’io sono dentro la preghiera ininterrotta della chiesa…Adesso mi sento circondato di mille attenzioni: manca la salute fisica, la bellezza spirituale è più che offuscata: ma ad ogni ora del giorno e della notte, ad ogni latitudine, invochiamo misericordia e pace!

Certo, il mio è un piccolo cuore colmo di distorsioni, ma tutta la terra è popolata di uomini e donne che hanno il cuore colmo di speranza, di fiducia, di amore. Sono stupido, ma per la loro presenza Gli dico ogni giorno che può essere felice, perché non si prende cura inutilmente di noi!

Forse vaneggio: sono le 10 passate, ed è meglio che ti saluti con un rinnovato GRAZIE e il mio abbraccio!  E con una raccomandazione: anche tu, dove puoi, e un po’ anche dove non potresti, risparmia energie, che servono per il lavoro nella Sua vigna!

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Aggiungo una prima pagina di riflessione sul vangelo di Marco che Carlo ha preparato per la nostra Comunità di Ponte della Priula lo scorso anno liturgico. Purtroppo ne ho conservate solo alcune che pian piano pubblicherò qui.

I^ domenica quaresima (B)         Riflessione sul Vangelo (Mc.1,12-15)

   Duemila anni fa, l’intero bacino del Mediterraneo era sottomesso al potere di Roma. All’estremità orientale dell’Impero, nella lontana Giudea, un severo profeta vestito di peli di cammello, abbandonata la tradizione sacerdotale del padre Zaccaria, invitava ogni categoria di persone a convertirsi, riconoscendo pubblicamente i propri peccati e immergendosi (=battesimo) nelle acque del fiume Giordano. Mescolato ad una folla di peccatori, da Giovanni viene battezzato anche Gesù, sceso da Nazaret di Galilea, ma sopra questo giovane sconosciuto si squarciano i Cieli, e lo Spirito di Dio scende su di lui in forma di colomba, mentre risuona la voce del Padre: “Tu sei il Figlio mio, l’amato.”

   Il Figlio, l’amato, non sfugge alla necessità della lotta contro il male, contro le sue provocazioni. Guidato dallo Spirito, egli assume fino in fondo la condizione umana, fino alla possibilità di rispondere con il rifiuto all’appello del Padre; ma Gesù, nuovo Adamo, riscatta la caduta dei progenitori e ogni nostra caduta, sconfiggendo Satana: l’uomo nuovo, ponendo la propria fiducia in Dio, vive nella pace fra le bestie selvatiche, sostenuto dall’aiuto divino.

   La prigione di Erode Antipa mette fine alla predicazione di Giovanni in Giudea, e Gesù ritorna allora nella sua terra, proclamando “il vangelo (=buona, bella notizia) di Dio”: il Regno di Dio è vicino, e perciò tutti sono invitati a cambiare mentalità e modo di vivere (= “convertirsi”), prestando fede a questa “bella notizia”. La salvezza, dunque, non è nella potenza dell’Impero, ma nella Presenza benevola e gratuita di Dio (=Gesù di Nazaret), che solo può dare compimento al desiderio profondo del cuore umano. (a cura della commissione per la liturgia e l’ecumenismo)

   La liturgia di questa prima domenica di quaresima ci offre un passo del Vangelo particolarmente breve, ma ricco di contenuti essenziali della nostra fede: una perfetta occasione per mettere in pratica il continuo appello di papa Francesco a leggere e meditare ogni giorno le parole della “Buona Notizia”